Sant'Agata dè Goti, ieri sera 118 Limatola senza medico: troppe ambulanze demedicalizzate
L'emergenza di Sant'Agata dei Goti riaccende una questione che non può più essere rinviata: la demedicalizzazione delle ambulanze. La Regione deve garantire un sistema di emergenza realmente adeguato
Quello che è accaduto ieri sera a Sant'Agata dei Goti, durante i drammatici momenti dell'incendio, deve far riflettere. Sono arrivate due ambulanze del 118: quella della postazione di Airola con il medico a bordo e quella di Limatola senza medico a bordo.
Un fatto concreto. E proprio per questo non può essere liquidato come una semplice circostanza di servizio.
Perché quando un'ambulanza del 118 arriva davanti a un'emergenza senza il medico a bordo, la domanda che dobbiamo porci è semplice: come viene garantito, in quel momento, il soccorso sanitario avanzato?
NON È UNA CRITICA A CHI STA SULLE AMBULANZE
Questa non è una critica agli uomini e alle donne del 118. Medici, infermieri, soccorritori e autisti sono spesso i primi ad arrivare quando tutti gli altri ancora devono raggiungere il luogo dell'emergenza.
Il problema è a monte.
È un problema di organizzazione, di personale e di programmazione sanitaria.
Se un'ambulanza viene utilizzata senza medico perché il sistema non dispone di un numero sufficiente di professionisti, la responsabilità non può essere scaricata su chi quella sera era in servizio.
IL CASO DI LIMATOLA NON PUÒ RESTARE ISOLATO
La domanda, infatti, non riguarda soltanto Limatola. Riguarda l'intero sistema del 118. La stessa ASL Benevento ha riconosciuto negli ultimi anni le difficoltà legate alla disponibilità di medici dell'emergenza-urgenza, ricorrendo a modelli organizzativi che prevedono anche automediche e ambulanze infermieristiche. Il problema, però, è capire quanto questo modello sia effettivamente in grado di garantire tempestivamente la presenza del medico quando serve. Perché una cosa è avere un'ambulanza senza medico ma un'automedica disponibile a pochi minuti. Un'altra è avere un mezzo demedicalizzato e dover attendere il supporto sanitario avanzato da una postazione lontana.
In emergenza, la differenza può essere decisiva.
E NON RIGUARDA SOLTANTO IL SANNIO
Il tema deve essere affrontato a livello regionale. Ci sono infatti segnali di criticità anche in altre province della Campania. In Irpinia, ad esempio, l'ASL Avellino ha bandito nel 2026 un concorso per 10 dirigenti medici di Medicina d'Emergenza-Urgenza destinati alle postazioni 118.
Nell'area dell'ASL Napoli 2 Nord è stata recentemente documentata una significativa carenza di medici del 118, con il ricorso anche a specializzandi e prestazioni aggiuntive per garantire la copertura del servizio.
Sono situazioni differenti, che non vanno confuse tra loro. Ma hanno un elemento comune: la difficoltà di garantire una presenza medica sufficiente nel sistema dell'emergenza territoriale.
SANNIO, IRPINIA, NAPOLI, CASERTA E SALERNO
La questione deve riguardare tutta la Campania. Dal Sannio all'Irpinia. Dal Casertano all'area metropolitana di Napoli. Fino al Salernitano. Non possiamo avere una fotografia parziale. La Regione dovrebbe rendere pubblica una vera mappa del 118 campano, indicando per ogni postazione la dotazione prevista e quella effettivamente disponibile. Perché è molto diverso dire che una postazione è "medicalizzata" sulla carta e sapere che il medico è effettivamente presente durante il turno.
LA CAMPANIA NON PUÒ ASPETTARE
La sanità d'emergenza non può essere affidata alla fortuna. Non può dipendere dal fatto che, proprio in quel momento, l'ambulanza medicalizzata sia libera. Non può diventare normale che la carenza di personale si trasformi in un problema strutturale con cui cittadini e operatori devono semplicemente convivere.
La Regione Campania deve intervenire.
Serve una verifica complessiva del 118. Serve un piano per colmare le carenze di personale. Serve trasparenza sui turni e sulle postazioni demedicalizzate. E serve soprattutto la certezza che, quando arriva una chiamata di emergenza, il sistema sia in grado di portare rapidamente sul posto tutte le competenze necessarie. Perché ieri sera a Sant'Agata dei Goti non c'era un numero su una tabella. C'erano persone che avevano bisogno di essere soccorse. E su questo, soprattutto quando si parla di emergenza sanitaria, non si può aspettare.