Sannio Acque parte al 2.5%: poltrone assegnate e modello Alto Calore al comando
Corte dei Conti ignorata e rappresentanza ai minimi. I consiglieri di opposizione denunciano il paradosso politico di Palazzo Mosti.
Dopo mesi contrassegnati da errori imbarazzanti e dalle severe bocciature della Corte dei Conti, a Palazzo Mosti è stata ufficialmente costituita la società Sannio Acque, in un quadro istituzionale surreale che vede l'assenza proprio del Comune di Benevento. Il sindaco si è dovuto limitare al ruolo di mero anfitrione dell'evento, trovandosi nell'impossibilità di apporre la propria firma sull'atto fondamentale in attesa dell’ennesimo e preannunciato rigetto da parte della magistratura contabile. Un passaggio critico che costringerà la maggioranza a votare nuovamente l’adesione in Consiglio, assumendosi la responsabilità di discostarsi apertamente dal parere negativo espresso dai giudici della Corte, segnando un iter complesso e rischioso che dovranno inevitabilmente percorrere tutti i Comuni intenzionati ad aderire in futuro al nuovo soggetto gestore.
In questo scenario di profonda incertezza procedurale, gli unici soci pubblici che figurano oggi nell'atto costitutivo sono i Comuni di Solopaca, Campolattaro e Campoli del Monte Taburno. Nel soggetto giuridico che si appresta a governare e gestire un bene primario come il servizio idrico integrato per i prossimi decenni risulta rappresentato, di fatto, meno del 2,5% dell'intera popolazione sannita. Ciononostante, a fronte di una rappresentanza territoriale così risicata e marginale, si è provveduto con sollecitudine a occupare le poltrone di comando e ad assegnare tutti gli incarichi chiave per i prossimi anni, congelando gli assetti di potere prima ancora che la comunità locale podesse esprimersi o essere adeguatamente rappresentata.
La parabola di questa vicenda, tuttavia, non si esaurisce nelle sole questioni procedurali o nei numeri della rappresentanza, ma si tinge di contorni paradossali sul piano della coerenza politica. Per anni, infatti, la narrazione del sindaco Mastella ha dipinto il cosiddetto "modello Alto Calore" come il simbolo supremo e indiscutibile di tutti i mali della gestione pubblica dell’acqua, un paradigma negativo da non evocare mai se non per sventolarlo come spauracchio o per giustificare la ferrea necessità di ricorrere a una società mista pubblico-privata. Ma la realtà ha finito per superare la fantasia politica: alla guida della neonata Sannio Acque srl, la creatura fortemente voluta dal primo cittadino, è stato nominato in qualità di Amministratore Delegato proprio Andrea Palomba, già Direttore Generale di quell'Alto Calore definita per anni irrimediabilmente fallimentare dalla stessa maggioranza.
Un cortocircuito evidente che solleva interrogativi non sulla professionalità del dirigente, di cui non si mettono affatto in discussione lo spessore tecnico e le competenze, a cui va un sincero augurio di buon lavoro nell'interesse esclusivo del territorio e della cittadinanza, bensì sulla lineare condotta delle forze politiche di governo. In un passato assai recente, infatti, proprio la formazione Noi di Centro aveva criticato duramente la medesima figura gestionale. Soltanto nell'agosto del 2025, il coordinatore regionale del partito, nonché cognato del sindaco, si esprimeva in toni sprezzanti affermando che il direttore non fosse irpino e dunque non si preoccupasse di tutelarne gli interessi. Di fronte a questo scenario ci si trova ad assistere all'ennesimo capolavoro di acrobatica politica, ponendo un interrogativo di fondo: se l'Alto Calore rappresentava davvero il male assoluto da combattere, per quale ragione per salvare la gestione dell'acqua sannita si è scelto di attingere proprio al suo vertice gestionale?
Nel corso di questi anni di dibattito sono state sistematicamente e sordamente bocciate tutte le proposte costruttive avanzate dalle forze di opposizione, a partire dall'idea di costituire una società interamente partecipata dai soli Comuni per assicurare un reale e penetrante controllo pubblico sulla risorsa idrica, fino alla richiesta di una vera consultazione popolare sul futuro del servizio e alla rettifica di uno statuto formulato in modo confuso che finisce per consegnare la gestione operativa nelle mani del socio privato. Agli utenti del territorio sannita ora non rimane che attendere le prime bollette e verificare i relativi aumenti tariffari già previsti dalla programmazione, con l'amara speranza che, tra una capriola politica e l'altra, la coerenza non sia rimasta l'unica risorsa a secco.
I consiglieri comunali Giovanna Megna (Avs), Francesco Farese, Floriana Fioretti, Raffaele De Longis (Pd), Angelo Moretti (Civico 22)