Sanità, stop alla gogna: la cura non può diventare un processo mediatico

Gli Ordini dei Medici della Campania chiedono rispetto e presunzione d'innocenza rifiutando la logica della caccia al colpevole.

13 luglio 2026 09:40
Sanità, stop alla gogna: la cura non può diventare un processo mediatico -
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In risposta alle recenti e accese vicende di cronaca giudiziaria e sanitaria, gli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Campania hanno diffuso questa settimana un duro comunicato ufficiale per contrastare il fenomeno della gogna digitale e difendere l’intera categoria professionale. L'intervento istituzionale nasce per tutelare la dignità dei camici bianchi e la stessa sopravvivenza del Servizio Sanitario Nazionale, ponendo un freno alla spettacolarizzazione televisiva e social del dolore prima che i fatti siano stati realmente accertati nelle sedi giudiziarie competenti.

Il nucleo della presa di posizione si fonda su una netta distinzione tra la legittima ricerca della verità e il linciaggio pubblico. I vertici ordinistici campani hanno espresso il più profondo cordoglio e una sincera vicinanza alla famiglia della giovane paziente scomparsa, ribadendo che la sofferenza merita silenzio, rispetto e un iter processuale rigoroso. Tuttavia, l'attuale narrazione mediatica rischia di trasformare una complessa vicenda clinica in un dibattito da talk show, istituendo una forma di giustizia sommaria guidata esclusivamente dall'emotività dell'opinione pubblica.

Gli organismi di rappresentanza medica sottolineano con fermezza di non voler promuovere alcuna forma di corporativismo, immunità o difesa a prescindere per i propri iscritti. Chiunque commetta un errore terapeutico o diagnostico ha il dovere di risponderne dinanzi alla legge, ma tali responsabilità devono essere stabilite esclusivamente attraverso indagini preliminari, perizie tecniche ufficiali e sentenze definitive, rifiutando categoricamente la logica dei titoli urlati e delle campagne di denigrazione virtuale che calpestano il diritto costituzionale alla presunzione di innocenza.

Il documento mette in luce una problematica strutturale ben più profonda, evidenziando come i professionisti della salute stiano diventando il capro espiatorio ideale per coprire le storiche inefficienze di un sistema sanitario nazionale ampiamente sottofinanziato e sovraccarico. Risulta paradossale pretendere una costante infallibilità clinica da parte dei medici quando questi ultimi vengono sistematicamente lasciati soli ad operare in condizioni critiche, caratterizzate da una cronica carenza di personale, liste d’attesa infinite, un'asfissiante pressione burocratica e il dilagante fenomeno delle aggressioni nei pronto soccorso.

La delegittimazione preventiva della figura medica genera un effetto collaterale devastante per la collettività, alimentando un clima generalizzato di sospetto, ostilità e sfiducia tra il cittadino e le istituzioni sanitarie. Questa preoccupante deriva spinge inevitabilmente i professionisti verso la cosiddetta medicina difensiva, un meccanismo di autotutela che moltiplica gli esami inutili e rallenta le cure, impoverendo ulteriormente le risorse pubbliche. Difendere la serenità operativa dei medici non significa dunque opporsi ai diritti dei pazienti, bensì preservare l'essenza stessa del diritto alla salute.

In conclusione, gli Ordini della Campania rivolgono un appello formale alla politica e al mondo dell’informazione affinché si assumano la responsabilità di fermare questa caccia all'uomo e promuovano riforme legislative concrete contro la spettacolarizzazione dei casi clinici. È fondamentale ricostruire un solido patto di fiducia bilaterale basato sull'organizzazione, sugli investimenti e sulla trasparenza. La giustizia deve seguire il suo corso naturale all'interno delle aule di tribunale, poiché un Paese che intimorisce e isola i propri medici compromette irrimediabilmente la qualità e la tenuta dell'intera sanità pubblica.

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