San Giorgio del Sannio, il marciapiede della discordia: l’interesse pubblico è davvero garantito?
Tra stalli cancellati, manovre impossibili nei garage e aree contese, il cantiere di via Falcone e Borsellino solleva dubbi di utilità ed equità.
La realizzazione di un nuovo marciapiede in via Falcone e Borsellino, nel tratto compreso tra gli edifici residenziali, sta sollevando forti perplessità tra la cittadinanza e i residenti della zona. Guardando l'opera completata, risulta oggettivamente difficile comprendere quale reale flusso pedonale debba servire una struttura posizionata in quel preciso punto. Come lista NOIperSANGIORGIO conosciamo perfettamente i vincoli che regolano i finanziamenti pubblici e sappiamo bene che le risorse assegnate non possono essere stornate arbitrariamente per interventi del tutto estranei al progetto originario. Risulta tuttavia altrettanto noto che, sia in sede di gara sia durante l'esecuzione dei lavori, vi sia la concreta possibilità di apportare varianti o soluzioni migliorative, purché rimangano coerenti e funzionalmente collegate all'opera principale.
Alla luce di queste facoltà previste dalle norme sugli appalti, la domanda che poniamo con forza all'Amministrazione è estremamente chiara: era davvero indispensabile realizzare questa presunta miglioria proprio in quel punto specifico, oppure si sarebbe potuta individuare, sempre nel rispetto dei vincoli del finanziamento, una soluzione collegata ma concretamente più utile per la viabilità di un altro tratto del quartiere?
Nel frattempo i disagi materiali sono sotto gli occhi di tutti. La carreggiata è stata visibilmente ristretta, sono stati eliminati diversi posti auto preziosi per la sosta quotidiana e diversi cittadini segnalano difficoltà oggettive perfino nell'effettuare le manovre di accesso ai propri garage privati. Senza voler sostenere a tutti i costi l'esistenza di un diritto definitivamente acquisito, ci troviamo senza dubbio di fronte a una situazione d'uso consolidata da decenni, che qualsiasi Amministrazione attenta avrebbe dovuto verificare, analizzare e ponderare con cura prima di dare il via alle ruspe.
Diventa quindi inderogabile fare piena luce sull'intera vicenda urbanistica e catastale. Occorre chiarire con precisione millimetrica dove ricadano i confini delle proprietà, a chi appartengano esattamente le aree interessate dai lavori e per quale ragione l'intervento finisca, nei fatti, per penalizzare pesantemente i condomini della zona, aumentando al contempo lo spazio utilizzabile a favore del fondo confinante. A questo quadro di incertezza si aggiunge l'incognita sui tempi di completamento: quando verrà asfaltata a regola d'arte la strada, visto che la ditta esecutrice avrebbe già abbandonato il cantiere lasciando la carreggiata in condizioni precarie?
Un'Amministrazione comunale ha il dovere inderogabile di perseguire l'interesse pubblico agendo nel pieno rispetto dei principi costituzionali di imparzialità, trasparenza e buon andamento. Non è ammissibile sacrificare posizioni private o situazioni consolidate negli anni senza un'istruttoria approfondita e senza una motivazione congrua ed esplicita. Le opere pubbliche non si misurano mai in metri cubi di cemento colato sul territorio, ma nella loro effettiva utilità sociale per la comunità; prima di gettare il cemento sarebbero serviti molto più ascolto dei cittadini, verifiche sul campo rigorose e una trasparenza cristallina.