Sal Da Vinci e il caso Meloni: la musica finisce in politica

Dalla vittoria a Sanremo al fango social: una telefonata di cortesia si trasforma nell’ennesima polemica strumentale sul brano del momento.

A cura di Redazione
11 marzo 2026 17:17
Sal Da Vinci e il caso Meloni: la musica finisce in politica -
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In un’epoca in cui un like o una telefonata possono essere sezionati fino a diventarne un’esegesi politica, non sorprende che anche il trionfo di Sal Da Vinci all'ultimo Festival di Sanremo sia finito nel frullatore delle polemiche. Al centro del dibattito, l'ipotesi — rimbalzata freneticamente sul web — che il brano vincitore, "Per sempre sì", possa diventare l'inno della campagna referendaria del Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.

Una telefonata di 30 secondi

A spegnere l'incendio (o almeno a provarci) è stato lo stesso artista napoletano. La realtà, come spesso accade, è molto più banale della narrazione social: una telefonata di congratulazioni istituzionali durata appena trenta secondi.

"La premier mi ha chiamato facendomi i complimenti per la vittoria ed è finita lì. Aveva cose molto più importanti di cui occuparsi," ha chiarito il cantante.

Eppure, quei trenta secondi sono bastati per scatenare il "toto-spot", dimostrando come ormai non si perda occasione per trasformare il successo artistico in una bandiera da tirare da una parte o dall'altra della barricata politica.

La polemica "gigantesca" del nulla

Sal Da Vinci ha centrato il punto: le parole nel web "volano e diventano gigantesche". Quello che era un brano che parla d'amore si è ritrovato, in poche ore, a essere trattato come un possibile manifesto politico.

La reazione dell'artista è una lezione di pragmatismo:

  • La musica è di tutti: Una volta pubblicata, una canzone appartiene a chi la ascolta.

  • Le regole sono chiare: Se qualcuno (politici inclusi) vuole usare un brano per uno spot, deve bussare alla porta della casa discografica.

  • Il merito artistico: Il successo di "Per sempre sì" è il frutto di un lavoro di squadra e di un sentimento universale, non di una strategia di propaganda.

L’arte nel mirino

Resta l'amaro in bocca nel constatare come, in Italia, sia diventato quasi impossibile godersi un successo popolare senza che questo venga strumentalizzato. Invece di celebrare il ritorno in auge della melodia napoletana sul palco più importante d'Italia, parte del dibattito pubblico ha preferito concentrarsi su un retroscena inesistente, alimentando una polemica che serve solo a generare click.

In un clima così polarizzato, persino un "sì" d'amore deve giustificarsi per non essere un "sì" alle riforme.

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