Riforma della Giustizia, l'affondo di Carlo Fucci: "A rischio l'equilibrio dei poteri"
Fucci boccia la riforma: "Inutile e rischiosa per l'autonomia dei giudici. L'equilibrio tra i poteri dello Stato non va frammentato".
Il dibattito sulla riforma costituzionale della giustizia si arricchisce di una voce autorevole e critica: quella di Carlo Fucci. Il procuratore capo di Cassino, intervenuto a Benevento in occasione dell’insediamento del nuovo procuratore Nicola D'Angelo, ha espresso una netta contrarietà al progetto di revisione attualmente in discussione, definendolo una minaccia per l'assetto democratico dello Stato.
L'indipendenza della magistratura sotto tiro
Secondo Fucci, il cuore del problema risiede nel delicato bilanciamento tra i poteri. La riforma non sarebbe un semplice aggiornamento procedurale, ma un intervento capace di incidere profondamente sull'equilibrio istituzionale.
"Il rischio è quello di frantumare e indebolire il potere giudiziario", ha avvertito il magistrato, già segretario e vicepresidente dell’ANM.
I quattro pilastri della discordia
L'analisi di Fucci si sofferma su quattro punti cardine della riforma che, a suo avviso, rischierebbero di minare l'autonomia della categoria:
Sdoppiamento del CSM: L'istituzione di due distinti Consigli Superiori della Magistratura.
Il sorteggio: Il nuovo metodo per la selezione dei componenti dei consigli.
L'Alta Corte: La creazione di un tribunale speciale per i procedimenti disciplinari.
Separazione delle carriere: Un punto particolarmente sensibile che, secondo il procuratore, è nei fatti "già stata in gran parte realizzata con la riforma Cartabia".
Il nodo della "terzietà"
Uno degli argomenti principali a favore della riforma è la necessità di garantire un giudice "terzo" e imparziale. Su questo punto, Fucci è categorico: la terzietà è un valore già pienamente tutelato dalla Costituzione e dalle attuali norme processuali. Non servirebbero, dunque, stravolgimenti costituzionali per garantire un principio che rappresenta già la colonna portante del nostro sistema giudiziario.
Un dibattito tecnico e politico
Le parole del procuratore di Cassino riflettono il clima di forte tensione tra una parte della magistratura e il potere politico. La preoccupazione principale resta la tenuta di un sistema di "pesi e contrappesi" che eviti la sottomissione del potere giudiziario a quello esecutivo.