Raid per droga a Benevento: condanna dimezzata per Sabato Ferrante

Il Gup di Napoli infligge 2 anni e 10 mesi a Sabato Ferrante, accogliendo parzialmente le tesi difensive rispetto alle richieste della DDA.

09 luglio 2026 17:13
Notizia verificata · Fonte: Redazione · Vedi fonti
Raid per droga a Benevento: condanna dimezzata per Sabato Ferrante -
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Il Gup presso il Tribunale di Napoli ha condannato a due anni e dieci mesi di reclusione il ventottenne Sabato Ferrante, originario di Altavilla Irpina, per un violento raid punitivo legato a un maxi-debito di droga consumatosi a Benevento. L'uomo, difeso dagli avvocati Vittorio Fucci e Sabato Graziano, rispondeva di tentata estorsione aggravata, lesioni personali e porto abusivo di armi. La decisione del giudice ha sensibilmente ridimensionato le richieste della Direzione Distrettuale Antimafia partenopea, che attraverso il pubblico ministero Henry John Woodcock aveva sollecitato una pena di quattro anni e quattro mesi di reclusione.

Le indagini della magistratura antimafia, coordinate dai magistrati Henry John Woodcock e Gabriella Di Lauro, hanno fatto luce su una spedizione punitiva organizzata per recuperare un credito di ben 32.500 euro, accumulato dalla vittima per l'acquisto di partite di cocaina e hashish. Ferrante, figura nota alle forze dell'ordine anche per i suoi legami familiari, essendo il genero del narcotrafficante irpino Roberto Marino, si sarebbe introdotto nell'abitazione del debitore insieme a un complice per dare una lezione esemplare all'uomo e costringerlo a saldare il conto in sospeso.

L'aggressione si è consumata all'interno delle mura domestiche della vittima con estrema violenza. Mentre il complice teneva sotto scacco l'ambiente imbracciando un mitra Uzi con funzioni di copertura e vigilanza, Ferrante avrebbe colpito ripetutamente il bersaglio prima con il calcio di una pistola e poi infierendo con calci e pugni. Il violento pestaggio ha provocato alla vittima diverse lesioni personali e un serio trauma cranico, refertati successivamente dai medici del pronto soccorso.

Il solido quadro probatorio ricostruito dagli inquirenti si è basato su una fitta rete di intercettazioni telefoniche e ambientali, sui referti sanitari dell'ospedale e sulle precise dichiarazioni fornite dalla stessa vittima agli investigatori. Nonostante la gravità delle accuse e l'impianto della DDA, la strategia dei legali di Ferrante ha permesso di arginare sensibilmente la condanna in primo grado. I difensori hanno già preannunciato il ricorso in Appello con l'obiettivo di scardinare ulteriormente i capi d'imputazione e ottenere una riduzione della pena nei successivi gradi di giudizio.

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Verificato il: 09 luglio 2026

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