Presunti maltrattamenti in una scuola dell’infanzia: venti genitori denunciano le maestre

Minacce, insulti e pianti di bambini nelle registrazioni audio consegnate ai carabinieri. Le famiglie chiedono di fare chiarezza dopo aver notato comportamenti insoliti nei propri figli.

19 ottobre 2026 07:23
Presunti maltrattamenti in una scuola dell’infanzia: venti genitori denunciano le maestre -
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«Ti rompo la testa», «ti scamazzo», «adesso le buschi». Sono alcune delle frasi che, secondo quanto denunciato dai genitori, si sentirebbero in una serie di registrazioni audio realizzate all’interno di una scuola dell’infanzia in provincia di Napoli. Le conversazioni, risalenti allo scorso 15 ottobre, avrebbero come protagoniste alcune insegnanti e sarebbero accompagnate da rumori riconducibili a schiaffi e dal pianto insistente dei bambini.

Di fronte a quanto emerso dai file audio, una ventina di genitori ha deciso di rivolgersi ai carabinieri, presentando una denuncia e chiedendo di accertare eventuali episodi di maltrattamento ai danni dei propri figli. Le famiglie sono assistite dall’avvocato Francesco Petruzzi, al quale si sono affidate per seguire la vicenda.

In tutto, i genitori hanno consegnato ai militari otto registrazioni, successivamente condivise anche attraverso il gruppo WhatsApp delle mamme. La protesta è iniziata davanti all’istituto, dove le famiglie hanno cercato un confronto con le insegnanti, senza però ottenere, secondo il loro racconto, le risposte attese.

Il giorno successivo alle registrazioni, le mamme hanno deciso di comune accordo di non mandare i bambini a scuola e di riunirsi davanti all’edificio per chiedere chiarimenti sulla situazione.

A far nascere i primi sospetti sarebbe stato il comportamento insolito di uno dei piccoli, di appena due anni. La madre, preoccupata per alcuni cambiamenti osservati nel figlio, avrebbe deciso di nascondere un registratore all’interno del suo zainetto, nella speranza di capire che cosa accadesse durante le ore trascorse a scuola.

Il bambino, secondo quanto riferito dalla famiglia, aveva iniziato a coprirsi le orecchie quando gli adulti parlavano, a manifestare comportamenti di autopunizione e a dormire in modo irregolare.

Da qui la decisione di raccogliere elementi utili a comprendere l’origine di quei segnali, fino alla scoperta delle conversazioni che hanno spinto le famiglie a presentare denuncia.

Ora spetterà agli investigatori verificare l’autenticità e il contenuto delle registrazioni, ricostruire i fatti e accertare eventuali responsabilità.

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