Politica e burattini: a Cervinara il declino è una certezza
"Finita la festa (mai iniziata) nel Paese dei Balocchi caudino. Senza ricambio generazionale, il declino non è un'ipotesi ma una certezza."
Se Collodi avesse ambientato le avventure di Pinocchio a Cervinara, la storia sarebbe finita molto prima. Lucignolo avrebbe probabilmente guardato lo stato del manto stradale, dato un’occhiata al decreto di commissariamento e sarebbe tornato a casa preferendo la scuola.
Sì, perché qui il parallelo con il Paese dei Balocchi regge, ma con una variante crudele: l’illusione non è mai stata servita. Ci hanno tolto pure lo zucchero filato prima ancora di farcelo assaggiare.
Nella favola originale, dopo la festa arrivavano le orecchie da asino. A Cervinara, il processo è stato invertito. Le orecchie, metaforicamente parlando, sembrano essere diventate il requisito fondamentale per chi ha gestito la cosa pubblica negli ultimi anni: sordi alle necessità reali, ma agilissimi nel trottare verso il mantenimento del proprio "orticello" di voti.
Il "divertimento" è stato un party esclusivo, a porte chiuse, riservato a chi gestisce il potere. Per la comunità, invece di giostre e dolciumi, sono rimasti i postumi di una sbornia mai goduta:
Un commissariamento che sa di resa.
Servizi che funzionano a corrente alternata (più alternata che corrente).
Un senso di abbandono che trasforma le piazze in set cinematografici per un film neorealista.
Il grido che sale dai social e dalle conversazioni al bar non è solo una lamentela: è un verbale di furto. Non parliamo di spiccioli, ma della speranza.
A Cervinara il futuro non è un orizzonte, ma un'incognita che fa paura. Quando una classe dirigente fallisce nel formare una successione, non sta solo facendo male politica; sta compiendo un auto-sabotaggio culturale. Se non insegni a nessuno come si guida la nave, non stupirti se poi la nave finisce sugli scogli mentre tu cerchi di lucidare il timone.
"Un paese che si guarda allo specchio cercando i fasti del passato, mentre inciampa nelle buche del presente, è un paese destinato a diventare il dormitorio dei propri rimpianti."
Il rischio reale è che Cervinara diventi un luogo dove si torna solo per dormire, sognando magari di essere altrove. Senza un ricambio vero, senza una visione che superi la logica del "pacchetto di voti" (che ormai puzza di muffa), il declino non è un'ipotesi, ma un appuntamento già fissato in agenda.
Forse è il momento di smettere di aspettare che la Fata Turchina arrivi a risolvere i problemi col tocco di una bacchetta magica (o di un finanziamento last-minute). Il Paese dei Balocchi è fallito, la giostra è ferma e gli imbonitori sono andati a casa.
Resta una comunità che ha ancora voglia di sognare, ma che ha finito la pazienza per chi i sogni li usa come merce di scambio elettorale.