Più alunni e risorse, ma l'inclusione a scuola resta a ostacoli
Il rapporto ISTAT evidenzia la crescita di studenti con disabilità e docenti di sostegno, ma persistono forti ritardi e disparità territoriali.
Nell'anno scolastico 2024/2025, le scuole italiane di ogni ordine e grado registrano un aumento del 5% degli alunni con disabilità, raggiungendo la quota di 377mila studenti. I dati emergono dall'ultimo rapporto ISTAT sull'inclusione scolastica, pubblicato per fare il punto sui servizi di supporto messi in campo nel Paese. La crescita della platea scolastica ha spinto un incremento parallelo dei docenti di sostegno e degli assistenti all'autonomia, delineando un quadro in chiaroscuro dove all'aumento delle risorse si contrappongono storiche inefficienze organizzative, soprattutto all'inizio dell'anno scolastico.
La fotografia del sistema scolastico italiano mostra una presenza sempre più consistente di alunni con disabilità, la cui quota sul totale degli iscritti è quasi raddoppiata nell'ultimo decennio arrivando al 4,8%. Questo incremento costante si concentra principalmente nella scuola primaria e in quella secondaria di primo grado, dove si sfiora il 6% delle frequenze totali. Dal punto di vista epidemiologico, il rapporto conferma una netta prevalenza dei maschi rispetto alle femmine, legata in particolare alla maggiore diffusione dei disturbi del neurosviluppo e dello spettro autistico. Tra le condizioni più diffuse spiccano la disabilità intellettiva e i disturbi dello sviluppo psicologico, seguiti da quelli dell'apprendimento e dell'attenzione.
Per rispondere a questa domanda crescente, lo Stato ha potenziato il corpo docente portando gli insegnanti di sostegno a oltre 261mila unità. Il rapporto complessivo tra alunni e docenti si attesta su livelli migliori rispetto ai parametri raccomandati dalla legge nazionale, garantendo una media di quasi sedici ore settimanali di supporto per ogni studente. Si registrano tuttavia forti differenze nell'allocazione oraria sul territorio, con il Mezzogiorno che beneficia di un numero medio di ore più elevato rispetto al Nord, nonostante proprio nelle regioni meridionali si concentri il maggior numero di ricorsi presentati dalle famiglie per l'inadeguatezza del servizio.
Un segnale positivo arriva dal livello di qualificazione del personale, dato che la quota di docenti specializzati è salita significativamente negli ultimi cinque anni fino a raggiungere il 78%. Nonostante questo progresso, la carenza di figure stabilmente formate costringe ancora il sistema a fare affidamento su circa 57mila insegnanti curricolari privi di una specializzazione specifica sul sostegno. Questo fenomeno si manifesta con particolare intensità nelle regioni settentrionali e nei primi cicli di studio, dove la mancanza di organico strutturato incide direttamente sulla qualità della didattica inclusiva.
I nodi più critici rimangono legati alla continuità del rapporto educativo e ai ritardi nelle nomine all'avvio delle lezioni. All'inizio dell'anno scolastico più di un quinto delle cattedre di sostegno risultava ancora scoperto, e una cospicua parte di questi posti è rimasta vacante anche a un mese di distanza. A questa precarietà iniziale si aggiunge il problema della discontinuità didattica, poiché la maggioranza assoluta degli studenti ha dovuto cambiare il proprio docente di riferimento rispetto all'anno precedente, subendo in alcuni casi ulteriori sostituzioni nel corso dei medesimi mesi scolastici.
Sul fronte dell'assistenza all'autonomia e alla comunicazione si contano oggi oltre 85mila operatori specializzati, affiancati da migliaia di assistenti igienico-personali. Anche in questo settore, tuttavia, la domanda non viene interamente soddisfatta dagli enti locali a causa delle differenze nei bilanci comunali, lasciando oltre 18mila studenti privi del supporto necessario per la cura personale e l'interazione quotidiana. Nelle regioni del Sud questa lacuna viene spesso compensata in modo improprio aumentando le ore di sostegno didattico, sebbene le due figure professionali abbiano compiti distinti e complementari.
L'efficacia della didattica inclusiva si scontra infine con la carenza di strumenti tecnologici adeguati e con il persistere delle barriere architettoniche negli istituti. Sebbene la maggior parte delle scuole disponga di postazioni informatiche adattate, la quasi totalità dei presidi segnala l'urgente necessità di dotazioni aggiuntive o strutturali, un bisogno che diventa ancora più acuto nel Mezzogiorno. Sul tema è intervenuto l'avvocato Paolo Colombo, Garante dei diritti delle persone con disabilità della Regione Campania, sottolineando come la scuola mantenga un ruolo centrale nel progetto di vita degli alunni, ma evidenziando al contempo come le risorse crescenti non siano ancora riuscite a colmare i divari territoriali.