Piana di Lauro, festa del territorio rovinata dai mezzi a motore.
“Briganti, tartufi e vino” finisce sotto il segno di moto da cross, quad e fuoristrada: l’associazione “Amici della Montagna Partenio” presenta un esposto alle autorità
Una giornata nata per celebrare il Partenio e raccontarne le eccellenze si è trasformata in una nuova denuncia sullo stato di tutela della montagna. Ieri, a Piana di Lauro, mentre visitatori, allevatori e partecipanti prendevano parte all'evento “Briganti, tartufi e vino”, il silenzio dei pianori sarebbe stato più volte interrotto dal passaggio di moto da cross, quad e fuoristrada.
Un'immagine che stride con lo spirito della manifestazione: da una parte un territorio presentato come patrimonio da conoscere, vivere e valorizzare; dall'altra, secondo quanto segnalato dai presenti, mezzi a motore che hanno attraversato l'area sollevando polvere e provocando rumore, con il conseguente disturbo per persone e animali.
E questa volta la protesta non si è fermata alle parole.
L'associazione di promozione sociale e ambientalista “Amici della Montagna Partenio” ha deciso di mettere nero su bianco quanto segnalato e ha presentato nella giornata odierna un esposto alle autorità competenti, coinvolgendo l'Ente Parco Regionale del Partenio, il Comando Stazione Carabinieri Forestali e le Polizie Locali dei Comuni interessati.
«IL PARTENIO NON È UNA PISTA DA CROSS»
La denuncia dell'associazione è dura. Nel mirino c'è soprattutto quello che viene descritto come un fenomeno non episodico e che, proprio per questo, viene ritenuto meritevole di controlli più incisivi.
Il passaggio dei mezzi, secondo quanto riportato nell'esposto, avrebbe interessato i pianori e le aree utilizzate per il pascolo, con calpestio della vegetazione, rumore e forte presenza di polvere. L'associazione richiama inoltre i possibili rischi legati all'erosione del terreno e al disturbo della fauna selvatica.
«I nostri pianori, da Piana di Lauro a Piana Rapillo, rappresentano un patrimonio naturalistico inestimabile che merita rispetto e tutela rigorosa, non di essere trasformati in piste da cross abusive», affermano gli “Amici della Montagna Partenio”.
Una frase che riassume il cuore della protesta: il problema, secondo l'associazione, non è soltanto il rumore di qualche motore, ma il modello di fruizione della montagna che si vuole tollerare.
ORA L'ASSOCIAZIONE CHIEDE CONTROLLI
L'esposto richiama anche la normativa sulle aree protette e, in particolare, la Legge quadro n. 394/1991, chiedendo agli organismi competenti di verificare le condotte segnalate e gli eventuali danni provocati all'ambiente.
Ma soprattutto viene chiesto un cambio di passo sul fronte dei controlli.
L'associazione propone di rafforzare i pattugliamenti durante i fine settimana, quando la frequentazione della montagna aumenta, e di valutare l'installazione di sbarre, barriere dissuasive e fototrappole nei punti di accesso maggiormente esposti al transito dei mezzi.
L'obiettivo dichiarato è quello di consentire alle autorità di individuare eventuali trasgressori e, qualora vengano accertate violazioni, applicare le sanzioni previste.
LA DOMANDA: CHI CONTROLLA I PIANORI?
La vicenda riporta così al centro una questione che va oltre la singola giornata.
Come vengono controllati i pianori del Partenio nei giorni di maggiore afflusso? E chi interviene quando vengono segnalati passaggi di mezzi a motore in aree particolarmente delicate?
Sono le domande alle quali l'esposto chiede, di fatto, una risposta attraverso controlli sul territorio e accertamenti.
Perché mentre si organizzano iniziative per portare persone sulla montagna, promuoverne i prodotti e raccontarne la bellezza, la tutela del territorio non può restare soltanto uno slogan da brochure.
La Piana di Lauro, Piana Rapillo e gli altri pianori del Partenio sono al centro di una sfida evidente: valorizzazione da una parte, tutela dall'altra.
Ora la parola passa agli enti competenti, chiamati a verificare quanto denunciato e ad accertare se e quali violazioni siano state commesse.
La montagna, intanto, aspetta risposte.