Perché il "Caso Bartolozzi" sta affondando il Referendum

Caso Bartolozzi: tra scivoloni TV e inchieste, il referendum sulla giustizia rischia il flop. Il Governo ora teme il sorpasso del "No".

A cura di Redazione
10 marzo 2026 12:00
Perché il "Caso Bartolozzi" sta affondando il Referendum -
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Mancano meno di due settimane al voto del 22 e 23 marzo, eppure l’aria che si respira nei corridoi del Ministero della Giustizia non è quella di una serena vigilia democratica, ma quella di un assedio. Il "caso Bartolozzi" non è più solo una questione di opportunità politica o di galateo istituzionale; è diventato l'ostacolo principale tra il Governo e la vittoria referendaria.

La trappola del linguaggio

Quando Giusi Bartolozzi, braccio destro del Ministro Nordio, definisce la magistratura un «plotone di esecuzione» e invita a votare Sì per «toglierla di mezzo», commette l’errore più grave per chi occupa un ruolo tecnico-politico di vertice: regala al nemico l'arma per farsi sconfiggere.

Il referendum sulla separazione delle carriere e la riforma del CSM nasceva con l'ambizione di essere una riforma "per" i cittadini, volta a garantire un processo più equo e rapido. Trasformarlo, con una manciata di frasi infelici, in una spedizione punitiva "contro" le toghe ha cambiato radicalmente la natura della contesa:

  • Ha compattato l'Anm: Fornendo alla magistratura il ruolo di "vittima" delle istituzioni.

  • Ha spaventato i moderati: Quell'elettorato che vuole la riforma ma teme il conflitto tra poteri.

  • Ha oscurato il merito: Non si parla più di decreti attuativi o Alta Corte, ma di "regolamenti di conti".

Il peso del fronte giudiziario

A peggiorare il quadro c'è la coincidenza temporale con la chiusura delle indagini sul caso Almasri. Vedere il Capo di Gabinetto della Giustizia indagata per false dichiarazioni ai PM, proprio mentre attacca quegli stessi PM in TV, crea un cortocircuito etico che il Governo non può ignorare. La difesa di Nordio ("si scuserà") appare oggi debole di fronte a un'opinione pubblica che, stando agli ultimi sondaggi YouTrend e Ipsos, sta premiando la risalita del No (ormai oltre il 51% in caso di bassa affluenza).

La necessità di un passo indietro

Un "passo indietro" di Bartolozzi non sarebbe solo una concessione alle opposizioni, ma una mossa di Realpolitik. Se la Premier Meloni vuole davvero salvare la riforma, deve "disinnescare" il conflitto emotivo. Chiedere le dimissioni della sua dirigente significherebbe riportare il referendum sui binari della tecnica legislativa, sottraendolo alla narrazione del "colpo di mano" contro i giudici.

Continuare a proteggerla in nome della compattezza della maggioranza rischia di essere un atto di hybris che porterà il Governo a sbattere contro il muro delle urne il 23 marzo. In politica, a volte, sacrificare un pezzo importante è l'unico modo per non perdere la partita.

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