Pecoraro: «Non liberiamo le donne decidendo come devono vestirsi»
La mozione presentata in Consiglio regionale dal primo firmatario Gennaro Sangiuliano (FdI) riaccende il dibattito sul divieto di burqa e niqab.
Il dibattito sul divieto di utilizzo del burqa e del niqab arriva in Consiglio regionale della Campania. Nel corso della seduta di ieri è stata discussa una mozione, primo firmatario Gennaro Sangiuliano di Fratelli d’Italia, che impegna la Giunta regionale a promuovere un confronto con il Governo nazionale per arrivare al divieto dell’utilizzo dei due indumenti nelle scuole e, più in generale, nei contesti professionali e sociali.
Una posizione sulla quale interviene l’assessora regionale all’Ambiente, alle Politiche abitative e alle Pari Opportunità, Claudia Pecoraro, ponendo al centro del confronto il tema dell’autodeterminazione femminile.
«Chi decide sul corpo e sulle scelte di una donna?», si chiede Pecoraro. Secondo l’assessora, il punto non dovrebbe essere l'abito indossato, ma l'eventuale coercizione che può esservi dietro.
«Se una donna viene costretta a indossare un determinato abito – afferma – il problema è la coercizione e quella coercizione va combattuta. Ma se pensiamo di liberare una donna vietandole ciò che indossa, finiamo per sostituire alla volontà di chi la costringe quella dello Stato».
Per Pecoraro, vietare un determinato abbigliamento può tradursi in un'altra forma di controllo sul corpo femminile. «Vietare un abito e imporre un abito sono due forme diverse di controllo sul corpo di una donna. La nostra battaglia deve essere un'altra: fare in modo che nessuno possa decidere al posto suo».
Nel suo intervento l’assessora richiama anche i principi costituzionali di dignità, uguaglianza, libertà personale e libertà religiosa. «Questi principi non possono diventare lo strumento per stabilire quale sia l'abbigliamento attraverso cui una donna dimostra di essere libera», sostiene. Una donna, aggiunge, deve essere considerata «persona autonoma, capace di scegliere per sé, anche quando la sua scelta non coincide con quella della maggioranza».
Il nodo, dunque, è distinguere tra una scelta libera e una scelta imposta. «Se il timore è che dietro un velo possa esserci una donna costretta – continua Pecoraro – allora dobbiamo intervenire sulla costrizione, non sulla donna».
Da qui la proposta di puntare sugli strumenti concreti dell'emancipazione: «Istruzione, autonomia economica, servizi, prevenzione della violenza, consapevolezza dei propri diritti, educazione al consenso e alle relazioni e, soprattutto, educazione sessuo-affettiva».
Una linea che, nelle intenzioni dell’assessora, dovrebbe orientare l’azione della Regione Campania verso una società nella quale nessuna donna sia sottoposta a imposizioni, «né da un uomo, né da una famiglia, né da una comunità, né dalle istituzioni».
«La libertà non può essere selettiva e l'autodeterminazione non può dipendere da ciò che pensiamo delle scelte di un'altra persona», sottolinea Pecoraro, ribadendo la necessità di contrastare «ogni forma di violenza e coercizione» attraverso condizioni concrete di autonomia e consapevolezza.
La conclusione è affidata a una formula che sintetizza la posizione dell’assessora nel confronto sul burqa e sul niqab: «Non dobbiamo scegliere tra il patriarcato che impone a una donna di coprirsi e uno Stato che le impone di scoprirsi. Dobbiamo costruire una società nella quale una donna sia libera di indossare un velo, libera di non indossarlo e libera di chiedere aiuto se qualcuno la costringe a fare l'una o l'altra cosa».
E conclude: «Non liberiamo le donne decidendo come devono vestirsi. Le liberiamo facendo in modo che nessuno possa decidere al loro posto».