Ospedale Cardarelli smentisce presunto risarcimento da 770mila euro
L'ospedale di Napoli nega il risarcimento da 770mila euro e segnala i legali all'Ordine. Ora si faccia piena luce sulla vicenda.
L'ospedale Cardarelli di Napoli ha smentito ufficialmente, mercoledì 3 giugno 2026, la notizia di un presunto risarcimento da 770.000,00 euro per criticità nel decorso post-operatorio di un paziente. La vicenda è nata da un post pubblicato sui canali social il 1° maggio scorso da uno studio legale associato della provincia e successivamente ripreso dagli organi di stampa sabato 30 maggio. Di fronte a questa ricostruzione, la direzione dell'Azienda Ospedaliera di Rilievo Nazionale ha attivato verifiche interne e ha annunciato una segnalazione formale all'Ordine degli Avvocati per tutelare l'onorabilità della struttura e del proprio personale sanitario.
La presa di posizione del Cardarelli è un atto dovuto e necessario, ma non può esaurirsi in una semplice nota alla stampa. È indispensabile che l'ospedale e le autorità competenti facciano piena luce su quanto accaduto, andando fino in fondo alla questione. Non è tollerabile che la reputazione di un presidio sanitario fondamentale per l'intero Meridione venga messa a rischio da indiscrezioni che la stessa azienda definisce prive di fondamento, soprattutto se l'obiettivo di tali uscite pubbliche fosse quello di fare marketing aggressivo.
Il sospetto che si possa infangare il nome di una struttura pubblica e il lavoro quotidiano di centinaia di operatori al solo scopo di farsi pubblicità e attirare nuovi clienti è gravissimo. La caccia al contenzioso medico-legale non può trasformarsi in una gogna mediatica alimentata da dati non verificati, poiché le conseguenze sociali di queste operazioni sono immediate e pericolose. Quando si diffondono notizie così impattanti senza un riscontro oggettivo, si mina la fiducia tra cittadini e istituzioni sanitarie, esasperando gli animi in un contesto già storicamente complesso.
La direzione del nosocomio napoletano ha giustamente sottolineato come la diffusione di queste fake news rischi di gettare discredito sul Sistema Sanitario Regionale. Il pericolo reale è che dinamiche del genere finiscano per alimentare la tragica scia di aggressioni e violenze nei confronti di medici e infermieri, figure che ogni giorno prestano assistenza con dedizione e che si trovano a operare in prima linea. Difendere il lavoro serio degli operatori significa anche bloccare sul nascere qualsiasi narrazione distorta che dipinga la sanità solo come un terreno da cui monetizzare presunti errori.
Per questa ragione, la segnalazione all'Ordine degli Avvocati rappresenta solo il primo passo di un percorso di trasparenza che deve essere totale. La cittadinanza e la comunità scientifica hanno il diritto di sapere se la notizia del risarcimento sia stata manipolata o inventata di sana pianta, e chi ne sia l'eventuale responsabile. Chiedere massima chiarezza e fermezza non significa proteggere la categoria dei camici bianchi da eventuali responsabilità reali, ma pretendere che il diritto e la cronaca non vengano mai strumentalizzati per logiche di profitto privato.