Oltre ogni confine: la notte in cui Baselice ha fatto danzare la Pace

Nel Sannio la ventesima edizione del Festival del Folklore: la cultura unisce i popoli in un abbraccio di musica e speranza.

17 agosto 2026 16:11
Oltre ogni confine: la notte in cui Baselice ha fatto danzare la Pace -
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Nella notte del ventesimo Festival Internazionale del Folklore, Baselice ha fatto dell’alba un confine da attraversare insieme. Dal Perù agli Stati Uniti, dalla Georgia al Brasile, fino all’Italia, lingue, costumi, ritmi e memorie diverse si sono incontrati nella stessa piazza. E per qualche ora il mondo, quello vero, è sembrato possibile: senza muri, senza eserciti, senza distanze. Solo uomini e donne capaci di riconoscersi nella musica, nella danza e nella propria storia.

Ci sono notti nelle quali un paese smette di essere soltanto un paese. Succede quando una piazza si riempie di uomini arrivati da lontano, quando le lingue si confondono, quando un tamburo comincia a battere e nessuno domanda più da dove venga chi sta danzando. Succede quando la tradizione, invece di chiudersi nella nostalgia, spalanca le porte al mondo.

A Baselice è accaduto proprio questo. La ventesima edizione della manifestazione ha avuto il respiro delle grandi occasioni e il sapore di un rituale antico, la necessità profonda di ritrovarsi intorno a un fuoco simbolico per raccontarsi chi siamo. La festa ha attraversato il buio fino al mattino, lasciando tra la gente l'impressione di un sogno collettivo nel quale la mappa geografica è diventata un'unica, gigantesca geografia umana.

Questa terra dell’Alto Sannio affacciata sul Fortore porta nella propria storia il peso e il fascino delle stratificazioni. Legato alla memoria dell’antica Murgantia, urbs sannitica ricordata da Tito Livio, il territorio ha deciso ancora una volta di trasformare il passato in un cantiere d'incontro. La piazza si è fatta ponte, non di pietre, ma di passi, abiti colorati, voci, tamburi e fisarmoniche. Il folklore, quando non viene imbalsamato e trasformato in cartolina, è una forma di resistenza alla solitudine dei popoli: è memoria che cammina, un'identità che incontra un’altra identità senza sentirsi minacciata, una diversità che non chiede di essere cancellata, ma ascoltata.

La serata ha preso il via con la Marcia della Pace, con i rappresentanti dei gruppi ad aprirsi un varco con un messaggio universale. Mentre il pianeta continua a parlare il linguaggio delle guerre e delle frontiere, il borgo sannita ha scelto la grammatica dell'aggregazione e della presenza. Le differenze, che altrove dividono, qui sono diventate bellezza e spettacolo.

Non è la prima volta che il Festival Murgantia affida alla tradizione questo compito. Già la precedente edizione aveva accolto formazioni da Messico, Armenia e Martinica, affiancate dalle note di Lino Rufo con il progetto dedicato al poeta molisano Giose Rimanelli. Proprio il cantautore ha aperto questo nuovo capitolo cantando di partenza, lontananza e radici maestre, trasformando la nostalgia in un filo invisibile capace di unire chi parte e chi resta.

La piazza ha poi preso vita grazie ai racconti evocativi di Maurizio Varriano, guidando il pubblico dentro un viaggio dove ogni costume diventava una storia e ogni movimento una lingua. Migliaia di persone hanno occupato lo spazio di fronte alla nuova facciata del municipio, restituendo agli artisti un applauso scrosciante che andava oltre il valore dell'esibizione: era un tributo al diritto di ogni popolo di custodire la propria memoria.

Entrano in gioco le finalità della Federazione Italiana Tradizioni Popolari, orientata a dimostrare che conservare le usanze non significa guardare indietro, ma consegnare alle nuove generazioni strumenti per abitare il presente. La notte di Baselice ha vissuto anche un momento intimo, evidenziato dalle parole del sindaco Massimo Maddalena e dal presidente dell’associazione Murgantia Enzo Cocca: il desiderio di riaccendere la fiammella del gruppo folklorico locale, oggi fermo, perché non si può dialogare con l'altro se prima non ci si riconosce nella propria casa. Tra gli ospiti presenti, anche il sindaco di San Marco dei Cavoti, Angelo Marino, a testimonianza di istituzioni capaci di farsi festa.

All'arrivo dell'alba, il senso profondo dell'evento si è palesato con chiarezza. Le radici non servono a separare, ma danno la forza per camminare verso gli altri. Ciò che resta non è una classifica o un voto, ma il ponte costruito con ostinazione da uomini che hanno scelto di incontrarsi. La vera missione del folklore non è rappresentare il mondo, ma ricucirlo.

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