Oltre la mimosa: il grido delle donne libere contro l'orrore
Ornella Cuzzupi (UGL): "Non basta un giorno, serve una lotta costante contro infibulazione e radicalismi per restituire dignità e libertà".
L'8 marzo non può ridursi a una celebrazione di facciata. Nelle parole di Ornella Cuzzupi, Segretario Nazionale UGL Istruzione e già Presidente dell’Osservatorio contro le Discriminazioni, la Giornata Internazionale della Donna vibra di un'urgenza che scuote le coscienze: accendere un faro sulle zone d'ombra dove l'essere donna coincide ancora con il silenzio, la paura e la violenza.
Un’analisi tra Occidente e abusi globali
Se da un lato il mondo occidentale compie passi avanti verso una parità necessaria — pur mantenendo criticità da non sottovalutare — dall'altro lato del globo la realtà è drammatica. Cuzzupi denuncia con forza pratiche che definisce "inumane":
L'infibulazione: una piaga che devasta la vita di migliaia di donne tra l'Africa e non solo.
Radicalismi religiosi: catene invisibili che soffocano le libertà personali e i diritti umani fondamentali.
Persecuzioni sistematiche: veri e propri arretramenti culturali che feriscono l'intera umanità.
"Dove vi è discriminazione femminile non è la donna a perdere, ma tutto il mondo civile a smarrire il proprio senso d’umanità."
La mimosa non basta: serve una scelta di campo
Il richiamo è chiaro: non lasciare che il consumismo svuoti di significato questa ricorrenza. La mimosa deve trasformarsi in un simbolo di resistenza e solidarietà. Il disagio, la costrizione e la ritorsione non possono essere ignorati in nome di un malinteso rispetto per tradizioni che calpestano la dignità.
La cultura del rispetto deve permeare ogni strato della società:
Nelle famiglie, per sradicare pregiudizi antichi.
Nelle scuole, per educare le nuove generazioni all'uguaglianza.
Sui posti di lavoro, per garantire che il merito non abbia genere.
Un impegno per il futuro
"Tutte le donne siamo noi", afferma Cuzzupi, invitando a sostenere costantemente chi combatte in prima linea. L'obiettivo è ambizioso ma vitale: affrancare figlie e sorelle dal "capestro del dolore" per costruire un futuro dove la libertà di espressione non sia un privilegio, ma un diritto universale garantito.