Nuovi treni a Napoli, la Valle Caudina resta a piedi: il paradosso di EAV

A Porta Nolana si annunciano 280 corse al giorno e nuovi convogli. Nel Sannio, invece, studenti e pendolari aspettano ancora di sapere quando potranno tornare ad avere un collegamento ferroviario vero.

16 settembre 2026 15:12
Nuovi treni a Napoli, la Valle Caudina resta a piedi: il paradosso di EAV -
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Nuovi treni. Nuovi orari. 280 corse giornaliere. Tempi di percorrenza ridotti. Fermate ripristinate. E, soprattutto, il viaggiatore finalmente “al centro”.

Peccato che, a leggere queste parole dalla Valle Caudina, il rischio sia quello di chiedersi: al centro di cosa?

Perché mentre a Porta Nolana si presenta il nuovo piano di esercizio sulle linee vesuviane, nel territorio caudino la realtà continua a essere quella di una mobilità appesa alle promesse, ai lavori e ai servizi sostitutivi.

La Ferrovia della Valle Caudina, la linea Cancello-Benevento gestita da EAV, è ancora ferma al servizio passeggeri. EAV ha indicato come obiettivo la riapertura entro il primo trimestre del 2027, al termine degli interventi e dopo le necessarie autorizzazioni e verifiche. Ma per chi ogni mattina deve andare a scuola, all'università o al lavoro, il futuro non è una coincidenza da aspettare: è un problema quotidiano.

E allora viene spontaneo chiederselo: dove sono le certezze per i pendolari della Valle Caudina?

Perché un conto è annunciare nuovi treni. Un altro è spiegare a migliaia di cittadini perché da anni debbano fare i conti con collegamenti alternativi, disagi e tempi di viaggio che rendono complicata persino la normale organizzazione della giornata.

La domanda non è contro Napoli. Non è contro l'area vesuviana. E non è certamente contro chi finalmente vedrà migliorare il proprio servizio.

La domanda è un'altra: perché ogni volta che si parla di rilancio del trasporto ferroviario campano sembra esserci una Campania che corre e un'altra che aspetta?

A Napoli si parla di frequenze cadenzate.
Sulla Napoli-Sorrento si parla di recuperare minuti.
Nell'area vesuviana si annunciano nuovi convogli.

E in Valle Caudina?

Si aspetta.

Si aspetta la riapertura della linea. Si aspettano date certe. Si aspettano orari. Si aspetta di capire quale sarà il servizio effettivo quando finalmente i treni torneranno a circolare.

E soprattutto aspettano gli studenti. Aspettano i lavoratori. Aspettano le famiglie che ogni giorno devono organizzarsi intorno a un sistema di trasporto che, per una parte del territorio, è ancora lontano dall'essere quella rete moderna, efficiente e prevedibile che viene raccontata nei comunicati.

EAV ha parlato di importanti lavori di ammodernamento della Cancello-Benevento e di un percorso verso la riapertura. È un dato importante. Ma adesso il territorio pretende qualcosa di altrettanto importante: risposte precise.

Non bastano più gli annunci.

Servono una data, un piano di esercizio, frequenze, collegamenti e soprattutto garanzie sulla continuità del servizio.

Perché il “viaggiatore al centro” non può essere soltanto quello che percorre la linea Napoli-Sorrento.

Il viaggiatore è anche quello che vive a Montesarchio, ad Airola, a Cervinara, a San Martino Valle Caudina, a Rotondi, a Paolisi e negli altri comuni del territorio.

È quello che alle sei del mattino deve capire come arrivare a scuola.

È quello che deve raggiungere Benevento per lavorare.

È quello che deve andare all'università e non può permettersi di vivere ogni giorno nell'incertezza dei collegamenti.

La Valle Caudina non chiede corsie preferenziali. Non chiede di togliere qualcosa a Napoli o al Vesuviano.

Chiede semplicemente di non essere considerata periferia quando si parla di diritti e cittadinanza, mentre diventa Campania a tutti gli effetti quando arrivano gli annunci e le promesse.

Il nuovo piano EAV può rappresentare un passo avanti per le linee interessate. Ma proprio per questo la domanda della Valle Caudina diventa ancora più forte:

quando arriverà il momento di parlare concretamente anche dei suoi pendolari?

Perché mentre qualcuno inaugura una nuova stagione del trasporto ferroviario, qui il rischio è che l'unica cosa rimasta davvero “cadenzata” sia l'attesa.

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