Nube di fumi su Airola, ora si cerca di capire fin dove è arrivata
La conformazione della Valle Caudina rende complessa la ricostruzione della dispersione: dati meteorologici e analisi serviranno a definire il quadro.
Dopo il grande incendio divampato nell’area industriale di Airola, l’attenzione si concentra ora sulla qualità dell’aria e sulla possibile dispersione delle sostanze sprigionate dalla combustione.
L’ARPAC ha attivato il monitoraggio ambientale attraverso un laboratorio mobile installato nelle vicinanze dell’area interessata dal rogo. Gli strumenti consentono di rilevare in continuo diversi parametri della qualità dell’aria, mentre sono stati avviati anche campionamenti specifici per verificare l’eventuale presenza di sostanze più complesse e potenzialmente pericolose, tra cui diossine, furani e PCB.
Il problema della direzione dei fumi
Ricostruire il percorso della nube, però, non è semplice. Airola si trova infatti nella Valle Caudina, un territorio caratterizzato dalla presenza dei rilievi montuosi che possono condizionare la circolazione dell’aria.
Per questo la direzione del vento registrata in un singolo punto non può essere automaticamente considerata rappresentativa dell’intera valle.
A rendere ancora più complessa la ricostruzione c’è inoltre la disponibilità dei dati meteorologici relativi alle ore dell’incendio. In particolare, non risultano al momento disponibili i dati ufficiali della stazione agrometeorologica locale relativi alla giornata del rogo.
Un elemento tutt’altro che secondario. Per ricostruire scientificamente la dispersione degli inquinanti è infatti necessario utilizzare dati meteorologici certificati, evitando di sostituirli con stime o ricostruzioni non verificabili.
I controlli si spostano nella Valle Caudina
Proprio per questo l’ARPAC ha deciso di ampliare il monitoraggio, estendendo i punti di campionamento anche nei comuni di Arienzo, Bucciano e Rotondi.
La scelta è legata alle simulazioni effettuate sulla possibile dispersione della nube e punta a raccogliere dati direttamente sul territorio, così da poter verificare attraverso le analisi di laboratorio quanto ipotizzato dai modelli.
Il lavoro si basa dunque sull'incrocio di tre elementi: condizioni meteorologiche, modelli di dispersione atmosferica e risultati delle analisi sui campioni raccolti.
È dalla sovrapposizione di questi dati che potrà emergere un quadro attendibile di dove siano stati trasportati i fumi e se, e in quale misura, vi siano state ricadute di sostanze inquinanti.
Il monitoraggio e l’inchiesta sono due piani diversi
C’è infine una distinzione importante. Gli accertamenti ambientali hanno una finalità tecnico-scientifica: servono a comprendere la dispersione della nube e a verificare la qualità dell’aria.
Un piano diverso è quello delle indagini della magistratura, che dovranno invece stabilire le cause dell’incendio ed eventuali responsabilità.
Intanto, però, la richiesta che arriva dal territorio è sempre la stessa: conoscere con dati certi cosa è stato disperso nell’aria e soprattutto continuare a controllare la Valle Caudina anche dopo la fase più immediata dell’emergenza.