Non è un'emergenza, è una strage: l'addio a Federica e il silenzio complice della società

Non chiamatelo "raptus". Non chiamatelo "delitto d’impeto" e, per favore, risparmiateci la retorica del "troppo amore". La morte di Federica è l'ennesimo capitolo di una cronaca annunciata, l'ennesima...

18 gennaio 2026 18:15
Non è un'emergenza, è una strage: l'addio a Federica e il silenzio complice della società -
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Non chiamatelo "raptus". Non chiamatelo "delitto d’impeto" e, per favore, risparmiateci la retorica del "troppo amore". La morte di Federica è l'ennesimo capitolo di una cronaca annunciata, l'ennesima prova che in questo Paese essere donna significa vivere con un bersaglio sulla schiena, spesso disegnato proprio da chi giurava protezione. Mentre le istituzioni si riempiono la bocca di slogan e promettono inasprimenti di pene che arrivano sempre troppo tardi, le strade si macchiano di nuovo sangue. Federica non è un numero in una statistica ministeriale; era una donna con sogni, progetti e il diritto sacrosanto di dire "no", di andarsene, di vivere libera. Quel diritto le è stato strappato con la violenza brutale di chi considera il corpo femminile una proprietà privata. Ogni volta che una donna viene uccisa, falliamo tutti. Fallisce lo Stato, che non garantisce protezione reale a chi denuncia. Fallisce la scuola, che ancora fatica a educare all'affettività e al rispetto. Fallisce la società civile, che troppo spesso gira lo sguardo dall'altra parte di fronte ai "segnali" o ai piccoli abusi quotidiani che precedono la tragedia. Il silenzio è quello che ha circondato troppe vittime prima dell'ultimo respiro. Ora serve rumore, rabbia e un cambiamento culturale radicale. Fermiamo i media che scavano nella vita delle vittime cercando giustificazioni per i carnefici. Servono risorse vere per i centri antiviolenza e percorsi di rieducazione che non siano semplici formalità. Oggi piangiamo Federica, domani probabilmente leggeremo un altro nome. Fino a quando non accetteremo che il femminicidio è un problema strutturale e non un evento isolato, saremo tutti complici di questa mattanza. La rabbia deve trasformarsi in pretesa: pretesa di sicurezza, pretesa di giustizia, pretesa di vita.

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