Napoli, caschetti gialli a Poggioreale: "Carcere inumano"
Protesta davanti al tribunale per i diritti dei detenuti. Il Garante Ciambriello: "Celle sovraffollate, serve dignità e reinserimento."
Cinquanta caschetti gialli rivolti verso le mura grigie del carcere di Poggioreale. Non sono operai di un cantiere, ma manifestanti che hanno scelto un simbolo forte per denunciare l’insicurezza e la mancanza di dignità all'interno delle carceri italiane. Nel pomeriggio di oggi, davanti al Palazzo di Giustizia di Napoli, associazioni come Libera, Liberi di Volare e Antigone si sono riunite per dare voce a chi, dietro le sbarre, spesso non ne ha.
La provocazione del caschetto: "Sicurezza anche in cella"
Il fulcro della protesta risiede in un’immagine paradossale lanciata dal Garante dei detenuti della Campania, Samuele Ciambriello: se la legge impone il casco a chi lavora a due metri da terra, allora lo Stato dovrebbe fornirlo anche ai detenuti.
"A Poggioreale, nelle celle, ci sono anche nove persone e la terza branda è a due metri da terra, sotto il soffitto," ha dichiarato Ciambriello. "Il Ministro dia un casco a chi dorme lassù. Lo diciamo per attirare l’attenzione su un 'non luogo' dimenticato e di mera segregazione."
Un grido oltre le mura
La manifestazione non è rimasta silenziosa. Al ritmo di fischietti e cori di "dignità e libertà", i partecipanti hanno cercato di superare il perimetro del carcere per far arrivare il proprio sostegno ai detenuti. Gli striscioni esposti parlavano chiaro: “Le carceri producono disperazione e recidiva” e “Si esce dal carcere, ma non dalla condanna”.
L’attenzione si è spostata poi sui numeri e sulle carenze strutturali del sistema:
Sovraffollamento: Celle sature che negano i diritti fondamentali e la salute.
Sanità e Dipendenze: In Campania si contano circa 2.000 detenuti tossicodipendenti, una fascia fragile che necessita di cure specifiche piuttosto che di sola detenzione.
Diritti violati: Sono circa 6.000 i ricorsi vinti in Italia per condizioni inumane e degradanti.
Le richieste: Misure alternative e reinserimento
Oltre alla denuncia, i manifestanti hanno presentato proposte concrete. Il sistema attuale, è stato ribadito, fallisce nella sua funzione rieducativa se non investe sul "dopo". Le richieste principali includono:
Un maggiore ricorso alle misure alternative alla detenzione.
Il potenziamento di figure professionali chiave come psicoterapeuti ed educatori.
L'abbattimento del pregiudizio sociale che ostacola il reinserimento lavorativo e civile degli ex detenuti.
La giornata si è conclusa con l'impegno delle associazioni a non abbassare la guardia su quella che viene definita una vera e propria emergenza civile, affinché il carcere smetta di essere un luogo di pura punizione e torni a essere un percorso di riabilitazione.