Morte di madre e figlia a Pietracatella, pronti quattro avvisi di garanzia

Dopo otto mesi di accertamenti, gli investigatori avrebbero ristretto il cerchio a quattro persone. Al vaglio la pista passionale, i rapporti tra le vittime e alcuni conoscenti e gli accertamenti sulla ricina

31 agosto 2026 12:42
Morte di madre e figlia a Pietracatella, pronti quattro avvisi di garanzia -
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Potrebbe essere a una svolta decisiva l’inchiesta sul duplice omicidio di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, avvenuto a Pietracatella. Dopo otto mesi di indagini condotte a carico di ignoti per duplice omicidio premeditato, gli investigatori avrebbero raccolto elementi che potrebbero portare all’emissione dei primi avvisi di garanzia.

Tutto il materiale investigativo, compresi gli esiti di oltre 200 audizioni testimoniali e gli accertamenti informatici effettuati sui dispositivi sequestrati, è stato trasferito alla Procura di Larino. Sarà ora la procuratrice Elvira Antonelli a valutare gli elementi raccolti e l’eventuale iscrizione di persone nel registro degli indagati.

Secondo quanto emerso nelle ultime ore, il cerchio della Squadra Mobile si sarebbe ristretto: sarebbero quattro le persone attualmente al centro dell’attenzione degli investigatori, con particolare riferimento ai rapporti più stretti nel contesto familiare e sociale delle vittime.

La pista passionale

Tra le ipotesi investigative, la pista passionale sarebbe quella maggiormente accreditata. Gli accertamenti si concentrano in particolare sui rapporti tra Gianni Di Vita e un’insegnante, amica d’infanzia, recentemente sottoposta a un lungo confronto in questura.

Al vaglio degli investigatori ci sarebbe anche la posizione del marito della donna, che lavora nel laboratorio di un istituto agrario a Riccia. A destare l’attenzione degli inquirenti sarebbero alcuni contatti avvenuti prima della tragedia tra l’uomo e Antonella Di Ielsi.

Nel corso delle indagini sarebbero inoltre emersi, dalle testimonianze dei familiari, alcuni attriti pregressi tra Antonella e la cerchia di amicizie dell’insegnante.

Nei prossimi giorni potrebbero essere ascoltati anche il marito della docente e il parroco don Stefano. Per quest’ultimo, tuttavia, viene precisato che non sarebbe in alcun modo sospettato e che la sua eventuale convocazione sarebbe legata esclusivamente al ruolo di testimone, utile a ricostruire confidenze e aspetti della vita della comunità.

Gli accertamenti sulla ricina

Resta poi uno degli aspetti più delicati dell’intera indagine: comprendere come la ricina sia stata somministrata alle due vittime.

Gli accertamenti scientifici, compresi quelli affidati al Robert Koch Institute, puntano a individuare il possibile vettore attraverso il quale la tossina sarebbe entrata in contatto con Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita.

Proprio questo elemento potrebbe rappresentare una delle chiavi per ricostruire le ultime ore delle due donne e collegare eventuali responsabilità alla dinamica del delitto.

Dopo mesi di accertamenti, dunque, l’indagine sembra entrare nella sua fase più delicata. Sarà ora la Procura di Larino a valutare il materiale raccolto dagli investigatori e a stabilire se gli elementi acquisiti siano sufficienti per procedere con i primi avvisi di garanzia.

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