Monaldi e Bambino Gesù: accordo per la cardiochirurgia

Firmata la convenzione tra Napoli e Roma dopo il caso Caliendo: équipe d’eccellenza al Monaldi per garantire cure e continuità operativa.

A cura di Redazione
07 marzo 2026 16:53
Monaldi e Bambino Gesù: accordo per la cardiochirurgia -
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L'Azienda Ospedaliera dei Colli corre ai ripari per tutelare il futuro della cardiochirurgia pediatrica dell'ospedale Monaldi. È stata siglata una convenzione strutturata con l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, un accordo nato dalla necessità di garantire la massima sicurezza clinica e rilanciare un reparto scosso dai recenti fatti di cronaca legati alla tragica scomparsa del piccolo Domenico Caliendo.

I dettagli della collaborazione

La convenzione non è solo un atto di solidarietà istituzionale, ma un piano operativo concreto che prevede:

  • Presenza stabile: Per i prossimi tre mesi, un’équipe specializzata del Bambino Gesù opererà a Napoli.

  • Figure chiave: Il team è composto da un cardiochirurgo, un anestesista, un infermiere ferrista e un perfusionista.

  • Integrazione: Gli specialisti romani lavoreranno fianco a fianco con il personale del Monaldi per gestire i casi più complessi e favorire il trasferimento di competenze (know-how).

"L'obiettivo è garantire la piena operatività del servizio, tutelando i pazienti e rafforzando un settore strategico", ha dichiarato Anna Iervolino, direttore generale dell'Azienda dei Colli, ringraziando i vertici del Bambino Gesù per la tempestiva risposta.

Il nodo delle responsabilità: l'ombra di Bolzano

Mentre il Monaldi cerca il rilancio, l'inchiesta sulla morte di Domenico si allarga. Secondo le ultime relazioni degli ispettori del Ministero della Salute, emergono dettagli critici anche sulla gestione presso l'ospedale di Bolzano.

Si ipotizza che il cuore del piccolo possa essere stato danneggiato da un dosaggio errato di farmaci somministrati da un'anestesista locale prima dell'espianto, oltre all'ormai noto errore del congelamento con ghiaccio secco. Tuttavia, il legale della famiglia Caliendo, Francesco Petruzzi, resta fermo sulla posizione dei familiari:

"L'autopsia farà chiarezza sui tessuti, ma questo non muta il quadro delle responsabilità dell'equipe del Monaldi, partita senza un perfusionista e responsabile delle indicazioni sulle procedure di infusione."

L'attesa è ora tutta per gli esami autoptici, che dovranno stabilire con esattezza in quale fase della catena dei soccorsi — tra Napoli, Bolzano e il trasporto — si sia verificato l'errore fatale.

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