Monaldi, caso Caliendo: è scontro totale sulla scomparsa del medico legale

L'avvocato Petruzzi minaccia di chiedere le dimissioni del direttore generale Iervolino se entro lunedì non si sbloccherà lo stallo.

A cura di Redazione
16 maggio 2026 11:26
Monaldi, caso Caliendo: è scontro totale sulla scomparsa del medico legale -
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Istituzioni campane sotto assedio per la tragica vicenda del piccolo Domenico Caliendo, il bimbo di due anni e mezzo deceduto il 21 febbraio scorso all'ospedale Monaldi di Napoli dopo un trapianto di cuore fallito. L’avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi, ha lanciato un duro ultimatum ai vertici sanitari, minacciando di investire direttamente della questione il presidente della Camera Roberto Fico. Al centro della vibrante protesta c'è il caos burocratico e professionale che sta bloccando la trattativa risarcitoria con l'Azienda dei Colli.

La transazione è infatti finita in un vicolo cieco dopo l'improvvisa e misteriosa sparizione dai tavoli del dottor Cosimo Maiorino, il medico legale che finora aveva rappresentato l'ospedale e redatto i verbali ufficiali. L'azienda ospedaliera sostiene adesso inaspettatamente di non avere un medico legale strutturato all'interno del proprio organico. Una versione che il legale della famiglia Caliendo respinge con fermezza, definendo l'intera situazione ormai giunta al limite dell'inverosimile e pretendendo l'immediato chiarimento della posizione del professionista.

I ritardi e le anomalie denunciati dalla difesa partono da lontano, precisamente dai primi incontri formali in cui la direzione del Monaldi avrebbe sollevato una serie di ostacoli pretestuosi. Inizialmente l'ospedale avrebbe paventato una presunta indisponibilità della cartella clinica del bambino, documento che tuttavia non risulta sottoposto a sequestro giudiziario. Successivamente, i vertici sanitari avrebbero tentato di delineare una inesistente corresponsabilità medica della struttura sanitaria di Bolzano, allungando ulteriormente i tempi del confronto.

A complicare il quadro si aggiunge il precedente filone legato all'altro consulente dell'azienda, il dottor Maiellaro, costretto alle dimissioni dopo la scoperta di un palese conflitto di interessi, dato che assisteva parallelamente uno dei sette sanitari indagati per la morte del piccolo. Secondo l'avvocato Petruzzi, dietro questi continui intoppi potrebbe celarsi il tentativo di assecondare le diffide dei legali dei medici indagati, intenzionati a bloccare qualsiasi risarcimento se la famiglia non rinuncerà a costituirsi parte civile nel processo penale.

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