Minori, la stangata sulle pene e l'allarme Unicef: "Servono educazione e prevenzione"

La proposta del governo sulla presunzione di imputabilità tra i 14 e i 18 anni incrina il modello educativo italiano e accende il dibattito.

24 luglio 2026 19:48
Minori, la stangata sulle pene e l'allarme Unicef: "Servono educazione e prevenzione" -
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Il Consiglio dei Ministri ha approvato un disegno di legge che modifica l’articolo 98 del Codice penale e l’articolo 9 del d.P.R. 448/1998, introducendo una presunzione relativa di imputabilità per i minori tra i quattordici e i diciotto anni. La decisione ha immediatamente sollevato una forte preoccupazione in Unicef Italia, poiché l'inversione dell'onere della prova sulla capacità di intendere e di volere rischia di compromettere la finalità rieducativa del nostro sistema giudiziario minorile. Secondo l'organizzazione, l'intervento normativo mina il principio del superiore interesse del minore sancito dalla Convenzione sui diritti dell'infanzia e contrasta aperto con le raccomandazioni del Comitato ONU, che chiedono un accertamento individualizzato della maturità psicologica ed emotiva caso per caso.

Invece di rafforzare il percorso di recupero, la misura rischia di spostare il baricentro della giustizia da una valutazione accurata della persona a una logica puramente punitiva, esponendo gli adolescenti più vulnerabili a un trattamento sanzionatorio inadeguato alla loro fase di crescita. Il modello italiano, storicamente riconosciuto come un'eccellenza a livello internazionale e tutelato dagli articoli 27 e 31 della Costituzione, si fonda da sempre sulla pena come extrema ratio e sul valore fondamentale della rieducazione. Rovesciare questo approccio significa trattare i ragazzi come adulti prima del tempo, ignorando che la capacità di comprendere il valore delle proprie azioni non può essere determinata per legge o data per scontata, ma richiede un'indagine approfondita sulle specifiche condizioni personali di ciascun giovane.

Di fronte agli episodi di cronaca e alla violenza che coinvolge i più giovani, Unicef sottolinea che la risposta non può essere affidata a interventi emergenziali o a un inasprimento del sistema penale. Il nodo cruciale risiede nella povertà educativa, un fenomeno complesso e multidimensionale che si alimenta di dispersione scolastica, assenza di spazi culturali e sportivi, e carenza di adeguate reti di sostegno sociale e familiare. Per affrontare il disagio giovanile in modo strutturale occorrono risorse stabili e l'attuazione concreta dei Piani nazionali per l'infanzia, promuovendo presidi fondamentali come gli sportelli di ascolto nelle scuole, i percorsi di supporto alla genitorialità e l'accesso diffuso ad attività aggregate per la comunità educante.

La giustizia minorile non deve limitarsi a punire il reato già commesso, ma ha il compito prioritario di prevenire la devianza, intercettare la sofferenza degli adolescenti e offrire concrete possibilità di recupero, fornendo al contempo una risposta reale alle vittime. L'esperienza maturata sul campo dimostra che l'efficacia di un sistema giudiziario non si misura sulla severità formale delle norme, bensì sulla capacità di contrapporre alla mera punizione un percorso riparativo basato su responsabilità, umanità e inclusione. Soltanto investendo sul terreno della prevenzione e del sostegno sociale sarà possibile garantire alle nuove generazioni un contesto di crescita sano, equo e sicuro.

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