Meloni contro Più Libri Più Liberi: "Il patentino è censura di sinistra"

La premier attacca la decisione di inserire una dichiarazione antifascista per gli editori alla fiera di Roma, definendola incompatibile con la democrazia.

14 giugno 2026 09:22
Notizia verificata · Fonte: Redazione · Vedi fonti
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Il dibattito politico culturale italiano si accende violentemente dopo la presa di posizione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni riguardo alle nuove regole d'ingresso per la fiera della piccola e media editoria di Roma, denominata Più libri più liberi. Nella giornata di ieri, la premier ha affidato ai propri canali social un duro atto d'accusa contro la scelta degli organizzatori di richiedere alle case editrici la sottoscrizione di una dichiarazione esplicitamente antifascista per poter esporre i propri volumi. Secondo il capo del governo, questa misura rappresenta un attacco diretto alla libertà di espressione e una forma di controllo ideologico inaccettabile all'interno di una manifestazione pubblica che dovrebbe invece celebrare il pluralismo.

La leader di Fratelli d'Italia ha utilizzato parole taglienti per descrivere quello che ha ribattezzato come un vero e proprio patentino antifascista, sostenendo che la sinistra configuri la libertà di pensiero come un privilegio concesso solo a chi si adegua ai propri canali ortodossi. Meloni ha evidenziato come, a suo dire, la presunta lotta contro il fascismo sia in realtà un vecchio vizio ideologico utilizzato come paravento per silenziare le voci non allineate. Nel suo intervento, la premier ha rimarcato che questo meccanismo non è altro che una forma banale di censura, un elemento strutturalmente incompatibile con i principi fondamentali di qualsiasi società autenticamente democratica e aperta.

La polemica si inserisce in un contesto di forte polarizzazione della gestione culturale nel Paese, dove i confini tra l'adesione ai valori costituzionali e il rischio di egemonia politica rimangono costantemente caldi. Le dichiarazioni di Meloni sollevano interrogativi sul ruolo delle istituzioni e delle manifestazioni patrocinate dagli enti locali, spesso finanziate con denaro pubblico e destinate a un pubblico eterogeneo. Dal canto suo, il mondo editoriale si divide tra chi difende la legittimità di una professione di fede democratica e antifascista alla base della convivenza civile e chi, invece, teme l'introduzione di filtri burocratici capaci di limitare il dibattito.

La risposta degli organizzatori della fiera e delle forze di opposizione non si è fatta attendere, difendendo la scelta come un atto di coerenza con i valori della Costituzione italiana che vieta la riorganizzazione del partito fascista sotto qualsiasi forma. Le prossime settimane saranno decisive per capire se la protesta formale della premier porterà a un ripensamento delle scadenze e dei moduli di adesione o se, al contrario, lo scontro ideologico finirà per ridefinire l'assetto e le presenze della prossima edizione della kermesse romana.

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Verificato il: 14 giugno 2026

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