Madre e figlia uccise, confermata la ricina: indagini sul telefono di Alice

La Procura di Larino accelera sul duplice omicidio: esami irripetibili sullo smartphone della figlia, sopravvissuta alla cena fatale.

A cura di Redazione
24 aprile 2026 07:59
Madre e figlia uccise, confermata la ricina: indagini sul telefono di Alice -
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La relazione del Centro antiveleni di Pavia, giunta alla Procura di Larino, ha confermato ufficialmente che Sara Di Vita e sua madre Antonella Di Ielsi sono decedute a causa di una grave intossicazione da ricina. Il documento, trasmesso dalla dottoressa Benedetta Pia De Luca che ha eseguito i riscontri autoptici, segna un punto di svolta fondamentale nell'inchiesta che ipotizza il reato di omicidio premeditato. Parallelamente al filone che vede indagati cinque medici per omicidio colposo, gli inquirenti stanno ora concentrando l'attenzione sulla sfera privata delle due vittime, cercando di ricostruire le dinamiche familiari e le abitudini alimentari che hanno preceduto la tragedia consumatasi a Pietracatella lo scorso inverno.

Sotto la lente degli investigatori finisce ora l'iPhone di Alice, figlia di Antonella e sorella di Sara, sopravvissuta alla cena fatale perché assente, sequestrato per analizzare minuziosamente chat, note personali e cronologia delle ricerche internet. L'accertamento, previsto per martedì prossimo negli uffici della Polizia giudiziaria di Campobasso, copre un arco temporale che va dal primo dicembre al 13 aprile, con l'obiettivo di estrapolare conversazioni cruciali tra la ragazza, i genitori e la sorella scomparsa. Tra i dati ricercati spiccano in particolare alcuni appunti contenuti nelle note del telefono, riguardanti i pasti consumati dalla famiglia durante le festività natalizie, ritenuti elementi potenzialmente decisivi per chiarire l'origine della sostanza tossica.

Nonostante il sequestro del dispositivo di Alice abbia alimentato interrogativi, la difesa di Gianni Di Vita, marito di Antonella e padre delle due ragazze, esclude categoricamente qualsiasi coinvolgimento della giovane. L'avvocato Vittorino Facciolla ha sottolineato la complessità tecnica legata alla gestione della ricina, definendola una sostanza la cui origine resta ancora avvolta nel mistero e difficile da attribuire senza un'indagine classica estremamente rigorosa. L'attenzione degli inquirenti verso la cerchia delle due vittime è confermata anche dai recenti interrogatori che hanno coinvolto diversi amici e compagni di scuola, sentiti in questura per ricostruire le ultime frequentazioni e abitudini delle giovani.

Il prosieguo delle attività investigative si preannuncia denso di passaggi cruciali, con l'attesa per gli esiti completi delle autopsie e dei sopralluoghi che potrebbero essere nuovamente effettuati nella casa di Pietracatella, ancora sotto sequestro a distanza di mesi. Con l'acquisizione della relazione di Pavia e il prossimo esame dei dati digitali, la Procura di Larino punta a definire meglio il perimetro dell'accusa per duplice omicidio volontario, ancora priva di indagati. È probabile che nelle prossime settimane Gianni Di Vita venga nuovamente convocato dagli inquirenti per un confronto sulle nuove evidenze, nel tentativo di dare un volto a chi ha causato la morte di madre e figlia.

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