L’urlo di Minicozzi: "Non si può vivere nel terrore, fiumi e strade abbandonati"

L’imprenditore simbolo dell’alluvione 2015 scrive a Prefetto e Procura: "Fiumi e strade nel degrado, non possiamo vivere nel terrore".

A cura di Redazione
02 aprile 2026 16:01
L’urlo di Minicozzi: "Non si può vivere nel terrore, fiumi e strade abbandonati" -
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Non è solo uno sfogo, è un grido d’allarme che affonda le radici nel fango di dieci anni fa e nella frustrazione di un presente che sembra non aver imparato nulla. Antonio Minicozzi, titolare della "Agrisemi Minicozzi" – azienda simbolo della resilienza post-alluvione del 2015 – torna a puntare il dito contro il degrado del territorio sannita, indirizzando un SOS senza appello al Prefetto e alla Procura di Benevento.

Un déjà-vu da incubo

A scatenare la rabbia dell'imprenditore è stata l'ennesima notte di maltempo trascorsa con il fiato sospeso. Una scena che Minicozzi descrive con la lucidità di chi ha già perso quasi tutto una volta:

"Anche l’altra notte mi sono alzato alle tre del mattino. Ho rivissuto le stesse sensazioni e gli stessi timori dell’ottobre 2015 mentre osservavo il fiume esondare in più punti. Monitorare non basta più."

Per Minicozzi, la sorveglianza dei livelli idrometrici è un palliativo inutile se non accompagnata da una prevenzione strutturale. Il cuore del problema resta la mancata manutenzione degli alvei fluviali e di una rete viaria ormai al collasso.

Lo sfogo: "Tasse da primo mondo, servizi da terzo"

L'analisi dell'imprenditore si sposta poi sul piano civico ed economico, sollevando una questione che accomuna molti cittadini e aziende della zona industriale: che fine fanno i soldi pubblici?

  • Manutenzione assente: Fiumi che esondano ciclicamente a causa di detriti e incuria.

  • Viabilità critica: Strade sempre più impercorribili che isolano le attività produttive.

  • Pressione fiscale: "Mi chiedo dove vadano a finire le tasse pagate dai contribuenti," incalza Minicozzi, definendo senza mezzi termini l'area come una zona da "terzo mondo".

L'appello alle istituzioni

L'appello finale è rivolto agli Enti preposti affinché si passi dalle parole ai fatti. La richiesta è chiara: interventi concreti e immediati. Non si può attendere la prossima tragedia per inviare ruspe e operai; il territorio necessita di una cura costante che permetta a chi vi lavora di non dover più guardare il cielo con il terrore di rivivere il disastro di dieci anni fa.

La palla passa ora alle autorità: il Sannio non può permettersi di affogare ancora una volta nell'incuria.

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