L'Italia brucia: foreste raddoppiate in fumo, serve prevenzione
I monitoraggi Ispra rivelano un raddoppio degli incendi. Sotto attacco le aree protette del Sud e la sorpresa Toscana a inizio 2026.
Nel corso del 2025, un’eccezionale ondata di incendi boschivi alimentata dalla crisi climatica ha letteralmente divorato 965 chilometri quadrati di territorio in Italia, colpendo con particolare ferocia le aree protette del Mezzogiorno e costringendo gli esperti dell’Ispra a lanciare un severo allarme sulla necessità di una prevenzione strutturale. I dati tracciano un quadro che non permette più di parlare di semplici fatalità stagionali. L'estensione delle aree distrutte dal fuoco è quasi raddoppiata rispetto all'anno precedente, proiettando l'anno passato tra i più drammatici dell'ultimo ventennio, subito dietro a periodi neri come il 2017 e il 2021. Non si tratta solo di numeri, ma di una ferita profonda inferta direttamente al cuore della nostra biodiversità, dato che oltre un terzo delle superfici andate in fumo si trovava all'interno di riserve naturali e parchi protetti, dove la macchia mediterranea e le preziose foreste di lecci e sughere sono state ridotte in cenere.
La geografia del rischio continua a mostrare una netta spaccatura nazionale, con il Meridione e le grandi isole che pagano il prezzo più alto. Sicilia, Calabria e Campania concentrano da sole ben il 71% di tutte le superfici forestali bruciate, mentre regioni come Puglia e Basilicata registrano roghi in costante aumento. Tuttavia, i primi mesi del 2026 hanno rimescolato parzialmente le carte di questa triste mappatura. Nonostante i circa 60 chilometri quadrati già andati a fuoco da inizio anno a livello nazionale, la sorpresa più amara arriva questa volta dal Centro, con la Toscana che si attesta come la regione più colpita per aree boschive distrutte, superando persino la Calabria in questa prima fase dell'anno.
Questo scenario inquietante ci impone di riconoscere il legame indissolubile tra l'aumento dei roghi e il cambiamento climatico, dove siccità prolungate e temperature record preparano il terreno ideale per le fiamme. Come giustamente sottolineato dai vertici dell'Ispra, non possiamo più permetterci il lusso di rincorrere le emergenze con interventi tardivi quando il danno è ormai compiuto. Diventa indispensabile un radicale cambio di mentalità che metta al centro la cura quotidiana del territorio e investimenti massicci nella prevenzione attiva. Custodire i nostri boschi e la nostra terra non è un mero esercizio di sensibilità ecologica, ma una priorità assoluta per difendere l'economia locale, l'incolumità dei cittadini e la sopravvivenza stessa del patrimonio nazionale.
Fact Check
Prima della pubblicazione, la redazione ha verificato e consultato le fonti elencate di seguito per garantire l'accuratezza delle informazioni riportate.
Fonte:
Verificato il: 15 giugno 2026