L’Irpinia vota, Cervinara guarda: il prezzo dell'anarchia politica è l'irrilevanza.
C’è una data sul calendario che segna il punto più basso della rilevanza politica di Cervinara negli ultimi decenni: il 15 marzo. In quel giorno, i consiglieri comunali e i sindaci dell’Irpinia sarann...
C’è una data sul calendario che segna il punto più basso della rilevanza politica di Cervinara negli ultimi decenni: il 15 marzo. In quel giorno, i consiglieri comunali e i sindaci dell’Irpinia saranno chiamati a eleggere i nuovi rappresentanti a Palazzo Caracciolo. Tutti, tranne noi. Cervinara non voterà, non esprimerà candidati e, di conseguenza, non avrà nessuno a difendere i propri interessi nel parlamentino provinciale. Non è una fatalità, ma il risultato di un disegno politico miope e distruttivo. È il "regalo" di quella classe dirigente che, lo scorso settembre, ha deciso di staccare la spina al Consiglio Comunale, preferendo il commissariamento alla responsabilità del governo. Lo scioglimento del Comune non è stato un atto di coraggio, ma un atto di abbandono. Oggi ne vediamo le conseguenze sistemiche. La Provincia non è un ente astratto: è lì che si decidono i destini della manutenzione delle strade provinciali che cadono a pezzi, è lì che si gestisce l'edilizia scolastica degli istituti superiori, è lì che si tessono le trame dei finanziamenti per l'ambiente e lo sviluppo del territorio. Senza consiglieri provinciali espressione del nostro territorio, Cervinara diventa un "buco nero" sulla mappa dell'Avellinese. Chi porterà le istanze caudine sui tavoli che contano? Chi batterà i pugni per i fondi o per le emergenze idrogeologiche? Nessuno. Saremo spettatori muti di decisioni prese da altri, per altri. La sfiducia di settembre è stata venduta come un "atto di libertà", ma la realtà è ben diversa: è stato un suicidio politico collettivo. In un momento storico in cui i territori devono fare rete per non soccombere, chi avrebbe dovuto guidare Cervinara ha preferito trasformare il Comune in un campo di battaglia personale, ignorando che il prezzo del loro scontro lo avrebbero pagato i cittadini. Essere esclusi dalle elezioni provinciali significa subire un isolamento che durerà anni. Mentre i comuni limitrofi si organizzano per contare di più, Cervinara regredisce a comparsa. È l'umiliazione di una comunità che ha sempre vantato una tradizione politica di primo piano e che oggi si ritrova ridotta al silenzio per colpa di un manipolo di firme messe in calce a un documento di sfiducia che ha guardato al dito e non alla luna. La politica che distrugge non costruisce mai nulla sulle macerie. Costruisce solo solitudine. E oggi, Cervinara è terribilmente sola.