L’Irpinia agricola in piazza: “Roma ci ascolti o moriremo”
Delegazioni COAPI e Uniagri a Roma contro l'accordo Mercosur e il caro gasolio: 136 comuni chiedono il riconoscimento dello stato di crisi.
Le aree interne dell'Irpinia non vogliono restare in silenzio mentre il loro motore economico si spegne. Il 6 e 7 marzo, una folta delegazione di agricoltori avellinesi ha raggiunto la Capitale per unirsi alla mobilitazione nazionale del COAPI (Coordinamento Agricoltori e Pescatori Italiani).
Tra i protagonisti della protesta figurano le delegazioni di Uniagri, guidata da Antonello Nudo, e del Comitato Agricoltori Avellinesi, rappresentato dal presidente Roberto Lauro. Un pullman carico di speranze e rabbia è partito dall'Irpinia per testimoniare una crisi che non è solo economica, ma esistenziale.
Il peso insostenibile delle aree interne
Per chi produce nelle zone interne, ogni sfida è raddoppiata. La distanza dai mercati principali, le carenze infrastrutturali e i costi logistici rendono l'attività agricola un'impresa eroica. Produzioni d'eccellenza e simboli del territorio come grano e nocciole oggi non riescono più a garantire un reddito dignitoso alle aziende, schiacciate da un mercato che non ne riconosce il valore.
I manifestanti hanno portato all'attenzione del Governo tre punti critici:
Accordo UE-Mercosur: La ferma contrarietà a un patto commerciale che rischia di inondare il mercato di prodotti a basso costo, penalizzando la qualità italiana.
Caro gasolio: L'impennata dei costi energetici, alimentata dai conflitti internazionali, che sta prosciugando le casse delle piccole imprese.
Servizi assenti: La denuncia di un isolamento che rende tutto "più pesante e più costoso".
Una battaglia di comunità: la Rete dei Municipi Rurali
La protesta non riguarda solo i singoli produttori. Antonello Nudo, nella sua veste di presidente della Rete dei Municipi Rurali, ha portato in piazza il peso politico di 136 delibere tra comunali e provinciali. Queste amministrazioni chiedono ufficialmente il riconoscimento dello stato di crisi agricola, ponendo una domanda cruciale: quale ruolo devono avere i sindaci e i municipi nella difesa del diritto al cibo e nella tutela dei territori?
“Siamo in piazza perché l’Irpinia esiste e non deve morire”, hanno dichiarato gli agricoltori durante il presidio.
Non una protesta "contro", ma "per" la vita
Gli agricoltori irpini hanno ribadito che la loro presenza a Roma non è mossa da intenti punitivi verso le istituzioni, ma dalla necessità di garantire la sopravvivenza delle aree interne. Questi territori non sono solo campi coltivati, ma rappresentano il presidio ambientale e la linfa vitale delle comunità locali. Ignorarli significa smarrire un pezzo fondamentale della sovranità alimentare e dell'identità nazionale.