Leucemia, da Biogem molecola che batte resistenza ai farmaci
Lo studio della prof.ssa Altucci pubblicato su JHO: UVI5008 agisce sul DNA e colpisce le cellule tumorali dove le cure attuali falliscono.
Una scoperta che parla internazionale ma ha il suo cuore nel Laboratorio di Epigenetica Medica di Biogem. Un team di ricercatori, guidato dalla prof.ssa Lucia Altucci e dal prof. Vincenzo Carafa, ha identificato una molecola rivoluzionaria, denominata UVI5008, capace di segnare una svolta nel trattamento della Leucemia Linfatica Cronica (LLC).
I risultati dello studio, coordinato dalla prof.ssa Altucci, sono stati appena pubblicati sul prestigioso Journal of Hematology & Oncology, confermando l’eccellenza della ricerca irpina nel panorama oncologico mondiale.
La sfida: sconfiggere la resistenza farmacologica
La Leucemia Linfatica Cronica colpisce i linfociti B, cellule chiave del sistema immunitario. Sebbene le attuali terapie mirate contro la proteina BTK (Bruton’s tyrosine kinase) abbiano migliorato la vita di molti pazienti, resta un ostacolo insidioso: la resistenza. Nel tempo, la malattia impara a "schivare" il farmaco, spesso attraverso una specifica mutazione genetica (C481S), rendendo le cure inefficaci.
UVI5008: un’arma a doppio taglio contro il tumore
La vera innovazione di UVI5008 risiede nel suo meccanismo d'azione duplice, che non ha precedenti nella sua categoria:
Blocco diretto: La molecola neutralizza la proteina BTK anche quando è mutata e resistente ai farmaci tradizionali come l’Ibrutinib.
Azione genetica: Interviene a monte, riducendo la produzione stessa della proteina nociva regolando l’espressione dei geni tumorali.
Questo approccio "combinato" permette di colpire le cellule leucemiche in modo più profondo e selettivo, eliminando anche i campioni cellulari più complessi prelevati dai pazienti.
Una sinergia globale
Il successo della ricerca è il frutto di una fitta rete di collaborazioni tra eccellenze italiane (come l'Università Vanvitelli, il San Raffaele e la Federico II) e centri di fama mondiale, tra cui il MD Anderson Cancer Center del Texas e l'Università di Vigo.
"UVI5008 apre nuove prospettive terapeutiche per chi non risponde più alle cure disponibili," spiegano i ricercatori. "Siamo di fronte a una potenziale svolta che ora richiederà ulteriori step clinici per confermarne la sicurezza nell'uomo."