Lea, la Campania è adempiente ma Gimbe la boccia: è tra le ultime
Il Ministero la considera in regola nelle tre aree dei Lea, ma per Gimbe il punteggio complessivo è appena 209: restano forti divari territoriali
La Campania supera formalmente il monitoraggio dei Livelli essenziali di assistenza (Lea) relativo al 2024, ma nella valutazione della Fondazione Gimbe finisce tra le regioni “bocciate”. È il risultato del confronto tra le pagelle diffuse lo scorso luglio dal Ministero della Salute e l’analisi elaborata dalla Fondazione Gimbe sugli stessi dati.
Secondo il monitoraggio ministeriale attraverso gli indicatori Core del nuovo Sistema di garanzia, la Campania risulta adempiente nelle tre macro-aree prese in considerazione: prevenzione, assistenza distrettuale e assistenza ospedaliera. Un esito che, tuttavia, non racconta da solo la qualità e l’effettiva capacità del sistema sanitario regionale.
Nella graduatoria elaborata da Gimbe, infatti, la Campania ottiene un punteggio complessivo di 209 punti, collocandosi nella parte bassa della classifica. Alle sue spalle figurano soltanto la Provincia autonoma di Bolzano, con 206 punti, la Basilicata (205), la Sicilia (196), il Molise (192) e la Calabria (189).
Il dato campano evidenzia soprattutto una situazione disomogenea tra le diverse aree dell'assistenza. La regione consegue un risultato appena sufficiente nella prevenzione e un punteggio poco migliore nell'area ospedaliera, mentre il quadro complessivo resta distante dalle performance delle realtà ai vertici della graduatoria.
Una distanza che, secondo il presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta, riguarda soprattutto il Mezzogiorno. «Fatta eccezione per la Puglia», osserva, le altre regioni meridionali si collocano nella parte inferiore della classifica oppure presentano almeno un'area appena superiore alla sufficienza. Per Gimbe, quindi, aumentano le “promozioni” formali, ma resta evidente la frattura territoriale nell'erogazione dei servizi sanitari.
È proprio questa la principale differenza tra la lettura ministeriale e quella della Fondazione. Per il Ministero soltanto Calabria, Sicilia e Provincia autonoma di Bolzano risultano parzialmente inadempienti. Gimbe utilizza invece una valutazione complessiva delle performance, mettendo in evidenza come una regione possa risultare formalmente adempiente pur presentando risultati molto diversi nelle singole aree.
«Queste differenze confermano che in una regione adempiente possono convivere performance molto diverse nelle tre macro-aree», sottolinea Cartabellotta. E, aggiunge, un servizio sanitario regionale che funziona bene in un settore e presenta difficoltà negli altri «non può certo considerarsi equilibrato».
Per la Campania c'è comunque un segnale positivo rispetto all'anno precedente. Nel confronto con il 2023, il punteggio complessivo cresce di tre punti. Un miglioramento che Gimbe considera incoraggiante, ma che non necessariamente si traduce nell'immediata percezione, da parte dei cittadini, di un accesso più semplice alle cure o di una maggiore qualità dell'assistenza.
Il quadro nazionale contribuisce a spiegare il problema. Nel 2024, secondo i dati richiamati dalla Fondazione Gimbe, quasi 5,8 milioni di persone hanno rinunciato ad almeno una visita o a un accertamento diagnostico prescritti dal medico. Un dato che, al di là delle classifiche, riporta il tema alla questione centrale: l'adempimento formale ai Lea non coincide automaticamente con la facilità concreta di accesso alle prestazioni sanitarie.