La Valle Caudina non è soltanto il fumo di un incendio, no agli sciacalli
Quando si sceglie di raccontare sempre e soltanto il peggio di un territorio, lo si fa per convinzione, per superficialità o perché si ha qualche interesse che il lettore non conosce?
Un albero che cade fa più rumore di una foresta che cresce. È una vecchia immagine, ma mai come in questi giorni sembra descrivere bene ciò che sta accadendo alla Valle Caudina.
L'incendio del 31 agosto è stato grave e nessuno vuole minimizzarlo. La salute dei cittadini viene prima di tutto, i controlli devono continuare, le diossine vanno monitorate e l'area interessata dal rogo deve essere risanata rapidamente.
Ma una cosa è raccontare un'emergenza. Un'altra è trasformare quell'emergenza nell'identità di un intero territorio.
È questo il senso dell'accorato appello del sindaco di Roccabascerana Roberto Del Grosso, che chiede equilibrio, responsabilità e soprattutto rispetto per una comunità che, mentre affronta le conseguenze dell'incendio, continua a lavorare e a produrre.
Il sindaco parte da un dato preciso: decine di imprese agricole caudine hanno sottoposto i propri prodotti a controlli rigorosi e gli esiti, secondo le informazioni ufficiali disponibili, hanno restituito prodotti puliti, commestibili e di alta qualità.
Anche questo è una notizia.
Forse una notizia meno rumorosa di un incendio, ma non per questo meno importante.
Del Grosso precisa inoltre di non aver mai vietato, come sindaco di Roccabascerana, il consumo di frutta e verdura. Come la grande maggioranza dei sindaci della Valle Caudina, ha invece invitato i cittadini alla prudenza: lavare bene gli ortaggi e, soprattutto nei primi giorni dopo l'incendio, stare all'aperto solo per il tempo indispensabile.
Prudenza, dunque, non allarmismo.
E oggi il primo cittadino vuole ribadire con forza che, fino a prova contraria e sulla base delle informazioni ufficiali e certificate, l'aria della Valle Caudina è salubre e i prodotti delle sue terre sono genuini.
Una posizione che non significa abbassare la guardia.
Al contrario. Il monitoraggio deve proseguire, le verifiche ambientali devono essere puntuali e l'area del rogo deve essere messa in sicurezza e risanata. La tutela della salute resta il primo diritto dei cittadini e ogni eventuale responsabilità dovrà essere accertata.
Ma proprio mentre si chiede rigore alle istituzioni, occorrerebbe chiedere altrettanto rigore a chi racconta i fatti.
Il dovere di raccontare tutto
Qui il ragionamento del sindaco diventa più ampio e riguarda direttamente il mondo dell'informazione.
Le notizie negative fanno più rumore. È una realtà difficile da negare. Un incendio, un incidente, un'emergenza attirano immediatamente l'attenzione. Una campagna che produce, un'azienda che lavora, un agricoltore che porta avanti con fatica la propria attività fanno molta meno notizia.
Ma se una notizia negativa è vera, non significa che possa diventare l'unica verità raccontata.
Ed è qui che entra in gioco la responsabilità di chi scrive.
Prima di pubblicare un titolo, prima di trasformare un'emergenza in una narrazione generale, sarebbe necessario fermarsi un momento e farsi un esame di coscienza.
E anche un esame di intelligenza.
Non per nascondere i problemi. Non per difendere qualcuno. Non per fare propaganda.
Semplicemente per chiedersi: sto raccontando un fatto o sto contribuendo a costruire un'immagine distorta di un territorio?
Perché dietro una parola, un titolo o una fotografia ci sono persone. Ci sono agricoltori, imprese, famiglie, lavoratori. Ci sono prodotti che devono essere venduti e attività che devono continuare a vivere.
Una comunità può essere danneggiata anche da una narrazione incompleta.
La Valle Caudina non chiede di essere protetta dalle critiche. Chiede di essere raccontata per quello che è.
Non soltanto per ciò che è andato a fuoco, ma anche per ciò che continua a vivere.
«Niente sciacallaggio sulla Valle»
Del Grosso mette in guardia anche dal rischio di operazioni di sciacallaggio e speculazione ai danni del territorio.
La Valle Caudina resta una delle aree più belle della Campania, incastonata tra i parchi regionali del Partenio e del Taburno. Una terra agricola, produttiva e ricca di bellezze naturali che non può essere ridotta, nell'immaginario collettivo, alle immagini di un incendio.
L'emergenza deve diventare semmai un'occasione per rafforzare la collaborazione istituzionale.
Nelle numerose riunioni di questi giorni, sottolinea il sindaco, è emersa con forza la necessità di un maggiore coordinamento tra i primi cittadini caudini.
È probabilmente questa una delle sfide più importanti per il futuro, conclude Roberto Del Grosso.
Ma chi parla male della Valle Caudina l'ha mai vista davvero?
E allora viene spontanea una domanda: chi racconta la Valle Caudina soltanto attraverso le sue emergenze, questa terra l'ha mai percorsa davvero? Ha mai visto da vicino i suoi paesi, le sue campagne, le sue aziende, gli agricoltori che ogni giorno lavorano la terra? Ha mai parlato con le persone che questa Valle la vivono e la difendono, spesso lontano dai riflettori?
Oppure conosce la Valle soltanto attraverso una fotografia, una nube di fumo, un titolo ad effetto?
E c'è un'altra domanda, ancora più scomoda, che sarebbe bene porsi: quando si sceglie di raccontare sempre e soltanto il peggio di un territorio, lo si fa per convinzione, per superficialità o perché si ha qualche interesse che il lettore non conosce?
Non servono insinuazioni. Servono risposte.
Perché la Valle Caudina non è un titolo da consumare in poche ore. È una comunità. È un territorio. È lavoro, agricoltura, imprese, paesaggio, storia e persone.
E chi decide di raccontarla dovrebbe prima avere l'onestà intellettuale di conoscerla.
Altrimenti il rischio è quello di confondere il diritto di cronaca con il diritto di danneggiare un'intera comunità.