La scuola non è un parcheggio, ma una palestra di civiltà. Basta violenza!

Non sono più i corridoi pieni di sogni, ma trincee cariche di rabbia. Oggi, entrare in una scuola media o superiore significa, troppo spesso, varcare la soglia di un territorio dove la legge del più f...

16 gennaio 2026 17:05
La scuola non è un parcheggio, ma una palestra di civiltà. Basta violenza! -
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Non sono più i corridoi pieni di sogni, ma trincee cariche di rabbia. Oggi, entrare in una scuola media o superiore significa, troppo spesso, varcare la soglia di un territorio dove la legge del più forte ha sostituito il registro di classe. La violenza tra minori non è più un episodio isolato: è diventata un linguaggio. Si colpisce per un Like, si umilia per noia, si distrugge perché nessuno ha insegnato il valore della fragilità. Una volta la rissa finiva al suono della campanella. Oggi la violenza è eterna. Se un ragazzo viene picchiato o umiliato in bagno, ci sono dieci smartphone pronti a riprendere. La vittima non sanguina solo nel corpo, ma nell'anima, ogni volta che quel video viene visualizzato, condiviso, commentato con una risata. La scuola è diventata un set cinematografico dell'orrore, dove l'empatia è stata spenta da un algoritmo. Ma la violenza non è solo tra pari. È una guerra contro ogni forma di limite. Docenti aggrediti fisicamente dai propri studenti o, peggio, dai genitori degli studenti, accorsi non per educare i figli, ma per difenderne l'indifendibile arroganza. Abbiamo creato una generazione di "intoccabili", cresciuti nella convinzione che ogni desiderio sia un diritto e ogni rimprovero un abuso. I ragazzi non sanno più dare un nome a ciò che provano. La rabbia è l'unica emozione che sanno tradurre in azione. Nel gruppo, il singolo scompare. La responsabilità si diluisce e la crudeltà raddoppia. Genitori "amici" che temono il conflitto o che sono troppo distratti per accorgersi che il proprio figlio sta diventando un carnefice o una vittima. "Stiamo consegnando le chiavi del futuro a ragazzi che sanno usare un touchscreen ma non sanno guardare negli occhi un compagno che piange. Questa non è evoluzione, è barbarie mascherata da progresso." Se permettiamo che la violenza diventi la normalità tra i banchi, abbiamo già perso la sfida più importante: quella di restare umani. Non serve più la "settimana contro il bullismo" se per il resto dell'anno voltiamo lo sguardo dall'altra parte. Servono sanzioni certe, percorsi di rieducazione brutali nella loro onestà e, soprattutto, il coraggio di dire che la scuola non è un parcheggio, ma una palestra di civiltà.

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