La Quaresima come cammino di Risurrezione
“Gesù che risuscita i morti ci annunzia la misericordia di Dio". il commento di Mons. Angelo Spinillo
La Quaresima non è un semplice esercizio di devozione, ma un dinamismo vitale. Come il popolo d’Israele lasciò la schiavitù dell’Egitto per muoversi verso la Terra Promessa, così il credente è chiamato a un cammino di liberazione. In questo 22 marzo 2026, quinta domenica del tempo quaresimale, mons. Angelo Spinillo, Vescovo di Aversa, ci invita a guardare alla meta finale di questo percorso: la pienezza del bene.
La Terra Promessa: un nuovo orizzonte di libertà
Secondo il Vescovo Spinillo, la "Terra Promessa" per l'uomo contemporaneo non è un luogo geografico, ma una condizione dello spirito. È la pienezza del bene che spalanca l'umanità a orizzonti nuovi. In un mondo segnato da conflitti — con il pensiero che resta rivolto alla pace in Ucraina e in ogni terra ferita — questo cammino diventa un atto di resistenza spirituale e di speranza concreta.
"Un cammino di liberazione che apre l'umanità a orizzonti nuovi, liberandoci dal più terribile dei limiti: la morte stessa."
Il segno di Lazzaro: la vittoria sul limite
Al centro della liturgia di questa domenica vi è l’episodio della risurrezione di Lazzaro. È un annuncio potente della misericordia di Dio. Gesù non interviene solo per prolungare una vita biologica, ma per dimostrare che la morte non ha l’ultima parola.
La fine dei giorni: La morte di Lazzaro sembra segnare un punto di non ritorno.
La pienezza dell'eternità: Mons. Spinillo sottolinea come la vita eterna si avverta ogni volta che amiamo il bene "oltre il tempo e oltre le circostanze".
Il dialogo con l'Eterno: Citando San Francesco d'Assisi e la sua "Sorella Morte", il Vescovo ci ricorda che il fine dei nostri giorni terreni è, in realtà, l'inizio di una comunione senza misure con la vita di Dio Padre.
Un invito alla speranza
In pieno cammino sinodale, la Diocesi di Aversa si stringe attorno a questa visione: vivere ogni istante come un dialogo con l’eternità. La luce della Pasqua 2026, ormai vicina, ci chiama a trasformare le nostre zone d'ombra in spazi di comunione. La vita di Dio non è un premio futuro, ma una presenza che già oggi ci permette di superare i confini della nostra finitudine.