La nuova geografia della Sanità territoriale dell’Asl Avellino

Da Fontanarosa a Bisaccia, da Montecalvo a Montoro passando per Avellino, dieci strutture, tra Hub e Spoke, con medicina generale in turnazione, assistenza infermieristica, specialistica ambulatoriale

29 settembre 2026 12:13
La nuova geografia della Sanità territoriale dell’Asl Avellino -
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La sanità territoriale dell’Asl Avellino cambia volto e punta con decisione sulla prossimità. Sono dieci le Case di Comunità realizzate sul territorio irpino, tra strutture Hub e Spoke, collegate con i Distretti sanitari, le Centrali Operative Territoriali, l’assistenza domiciliare, gli ospedali e, progressivamente, con la rete dei servizi sociali.

Le strutture sono operative ad Avellino, Bisaccia, Castel Baronia, Fontanarosa, Lapio, Lioni, Montecalvo Irpino, Monteforte Irpino, Montoro e, da novembre, anche Moschiano. Un investimento che, nelle intenzioni dell’Asl, non rappresenta soltanto l’apertura di nuovi presidi, ma l’avvio di un modello organizzativo nel quale professionisti e servizi lavorano in maniera integrata.

Il punto centrale è rendere più semplice l’accesso alle cure e garantire una presa in carico più coordinata, soprattutto per le persone fragili e per i pazienti con patologie croniche.

«La sfida non è soltanto aprire nuove strutture, ma costruire una rete capace di mettere insieme professionalità e competenze diverse al servizio delle nostre comunità – sottolinea il direttore generale dell’Asl Avellino, Maria Concetta Conte –. Il medico di medicina generale, l’infermiere, lo specialista e la rete sociale devono poter lavorare come parti di uno stesso sistema».

Il ruolo dei medici di famiglia

Tra le principali novità c’è il coinvolgimento dei Medici di Medicina Generale, chiamati a rappresentare uno dei perni della nuova organizzazione territoriale. Nelle Case di Comunità è già prevista una presenza giornaliera, dal lunedì al venerdì, mantenendo al tempo stesso il collegamento con l’attività svolta negli studi dei singoli professionisti.

L’obiettivo è mettere in relazione la medicina generale con le altre figure presenti nelle strutture, creando un percorso più diretto per i cittadini e soprattutto per chi necessita di una presa in carico continuativa.

Specialisti e diagnostica più vicini ai cittadini

All’interno delle Case di Comunità trova spazio anche l’assistenza specialistica. Sono presenti, o previsti, ambulatori dedicati a diverse branche: fisiatria, pneumologia, reumatologia, geriatria, neurologia, dermatologia, diabetologia e cardiologia.

A queste attività si aggiungono percorsi di telemedicina, con l’obiettivo di portare le prestazioni il più vicino possibile ai cittadini e ridurre, quando possibile, gli spostamenti verso le strutture ospedaliere.

Infermieri di Comunità e assistenza domiciliare

Altro tassello fondamentale è rappresentato dagli Infermieri di Comunità e dagli ambulatori infermieristici. Il loro compito riguarda l’accoglienza, la valutazione dei bisogni, l’orientamento dei pazienti, la gestione delle cronicità e tutte quelle situazioni che richiedono continuità assistenziale.

Il sistema prevede inoltre un raccordo con l’assistenza domiciliare e, nei casi appropriati, con la telemedicina. Una rete pensata per accompagnare il paziente anche al di fuori della struttura sanitaria.

Il collegamento con i servizi sociali

La nuova organizzazione non si ferma all’aspetto sanitario. Le Case di Comunità saranno collegate con gli Ambiti Territoriali Sociali attraverso la PUA, la Porta Unica di Accesso, per intercettare anche quei bisogni complessi che non possono essere affrontati esclusivamente dal sistema sanitario.

L’integrazione tra sanità e sociale punta così a costruire percorsi personalizzati per le persone più fragili, mettendo in comunicazione competenze e servizi differenti.

La nuova geografia della sanità territoriale irpina prende dunque forma attorno alle Case di Comunità, destinate a diventare punti di riferimento per medicina generale, assistenza infermieristica, specialistica, domiciliare e servizi sociali.

Un modello nel quale la prossimità diventa organizzazione, l’integrazione diventa metodo e la presa in carico diventa il centro dell’assistenza.

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