La notte in cui le radici unirono il mondo: la lezione di pace e comunità da Petina
A Ferragosto il folklore supera i confini: sei popoli riempiono la piazza tra memorie, futuro e l'abbraccio delle tradizioni degli Alburni.
Ci sono sere in cui il tempo smette di scorrere e le lancette si arrendono all'incanto della memoria. Il 14 agosto Petina ha trasformato la cinquantaquattresima edizione della Serenata Antica in una capitale della speranza, accogliendo sei nazioni — Stati Uniti, Georgia, Perù, Ecuador, Brasile e Italia — per dimostrare che il folklore autentico non crea muri, ma costruisce ponti. Tra il ritmo trascinante dei tamburi e i colori dei costumi, la geopolitica è rimasta fuori dalla piazza per far spazio all'incontro puro tra i popoli.
L'assessore regionale al Turismo Enzo Maraio ha colto lo spirito dell'evento, sottolineando quanta passione e voglia di aggregazione abbiano animato la comunità. La tradizione non è una fotografia ingiallita, bensì la radice viva che permette all'albero di crescere e guardare al futuro. Questa vocazione internazionale, condivisa con storiche realtà come quella di Castrovillari, ha trovato a Petina una cassa di risonanza unica grazie al lavoro del gruppo locale La Spiga Rossa e dell'Amministrazione comunale.
Il momento più toccante ha visto protagonista il piccolo Vincenzo, di soli cinque mesi, stretto tra le braccia della mamma Gerardina e vestito con l'abito tradizionale degli Alburni: la testimonianza vivente che una storia sopravvive quando si sceglie di amarla. Spazio poi alla memoria con il riconoscimento ad Antonio Notaro per la sua vita dedicata alla valorizzazione della cultura popolare. Con la presenza dei rappresentanti della Federazione Italiana Tradizioni Popolari — Ciro Marino, Marcello Perrone e Giuliano Ierardi —, il sindaco Domenico D'Amato gli ha consegnato una targa e una pergamena, accompagnate dai calorosi saluti di Michele Cammarano e don Pasquale Lisa.
Mentre i conduttori Maurizio e Gerardina salutavano la piazza, è emerso il valore profondo della restanza: rimanere o tornare per custodire un'identità che accoglie. Se tutto torna, il folklore può davvero fare spazio all'amore, dimostrando che l'umanità non ha bisogno di essere uguale per essere unita. Quando le luci si spengono, resta la certezza che le radici profonde non trattengono il mondo, ma lo tengono stretto insieme.