La Liberazione ferita: la Valle Caudina tra Resistenza, rappresaglie e vittime innocenti

Cronache di una memoria ritrovata: i nomi, i volti e i sacrifici dei martiri caudini dimenticati tra il settembre e l'ottobre del 1943.

A cura di Redazione
24 aprile 2026 13:47
La Liberazione ferita: la Valle Caudina tra Resistenza, rappresaglie e vittime innocenti -
Condividi

La Liberazione dal nazifascismo in Valle Caudina non ebbe il carattere di un evento improvviso o pacifico. Fu piuttosto una fase lunga e dolorosa, collocata tra la metà di settembre e i primi giorni di ottobre del 1943, nel momento in cui le truppe tedesche, dopo lo sbarco alleato in Campania, iniziarono una ritirata disordinata e violenta verso nord. In quel vuoto di potere, con lo Stato italiano ormai dissolto, i paesi caudini divennero teatro di rastrellamenti, esecuzioni, bombardamenti, mine e rappresaglie contro una popolazione del tutto inerme. È in questo contesto che maturarono scelte diverse ma convergenti: la scelta della Resistenza, quella della fedeltà alle istituzioni residue, ma anche la condizione tragica di chi non scelse nulla e fu travolto dagli eventi. In memoria di quei giorni di lotta, è doveroso ricordare i nomi di alcuni protagonisti della Resistenza di Cervinara, come il soldato Pasquale Cerasuolo, fucilato il 1° novembre 1943 a Faeta, il carabiniere Alfonso Martone, ucciso a Nese di Alzano Lombardo, e Domenico Cioffi, trucidato a Rocca d’Evandro il 14 novembre. Le loro vite, spezzate lontano dalla Valle, testimoniano che anche questa terra contribuì direttamente alla Resistenza nazionale.

Valle Caudina Partigiani fucilati
Valle Caudina Partigiani fucilati

Accanto ai partigiani, la Liberazione nel comprensorio caudino fu una tragedia vissuta in prima persona dai civili, colpiti indiscriminatamente dalla ferocia di una ritirata che non risparmiò nessuno. A San Martino Valle Caudina, il 21 settembre 1943, il saccheggio di un deposito si trasformò in una carneficina con la morte di Annunziata De Fabrizio e del quindicenne Enrico Cardone. A Paolisi, il clima di terrore portò all'agonia e alla morte di Genio Bove, mentre a Bonea la repressione falcidiò le vite di Isidoro Perone, Michele Notariello, Nicola Quarantiello e Giovanni Luciano. Nemmeno l'infanzia fu protetta: a Luzzano, il piccolo Giovanni Massaro venne mitragliato dai tedeschi, mentre a Moiano, sotto i bombardamenti, perirono il piccolo Nicola Gaudino e le sorelle Maria Giuseppina e Maria Giuliana Viola. A Montesarchio, il 5 ottobre, la violenza dal cielo portò via Carmela Sabatino e la figlia Angela Izzo, e a Rotondi, il sindaco antifascista Francesco Maietta subì l'arresto mentre il giovane Luigino De Fenzo moriva in un bombardamento alleato.

Valle Caudina Partigiani fucilati
Valle Caudina Partigiani fucilati

Il dolore si estese anche a chi, pur non essendo in prima linea, mantenne integra la propria dignità istituzionale. Il capitolo dei Carabinieri di Roccabascerana è emblematico: dopo l’8 settembre, senza ordini e privi di protezione, Giuseppe Covino, Michele Covino e Franco Domenico tentarono di rientrare verso Napoli, perdendo la vita tra le insidie di un territorio devastato. La loro fu una forma di Resistenza silenziosa e istituzionale, portata avanti nel caos della dissoluzione dello Stato. Altrettanto eroico fu il destino dei cinque giovani di Sant’Agata dei Goti – Del Tufo, Di Caprio, Palma, Vigliotta e Casaburo – che il 5 ottobre 1943 morirono nell’esplosione di una mina mentre tentavano di bonificare un ponte, un gesto estremo volto a restituire sicurezza e transito alle truppe alleate e a riaprire la strada verso la libertà per l'intera comunità.

Quando la Liberazione giunse finalmente in Valle Caudina, il prezzo pagato era altissimo: partigiani caduti lontano, civili trucidati nei rastrellamenti, bambini colpiti nel gioco e carabinieri morti per il rispetto del dovere. Questo racconto, che affonda le radici nella rigorosa ricerca storica curata da Francesco Viola, Virginia Moscatiello e Massimo Zullo nel volume "La Seconda Guerra in Valle Caudina - Cronache di una liberazione", intende ora dare voce a chi è rimasto troppo a lungo nell'ombra. Restituisce dignità ai paesi caudini e ai loro caduti, dimostrando che la storia della Liberazione non è fatta solo di grandi nomi, ma di intere comunità che hanno pagato con il sangue il ritorno della libertà. È un appello alla memoria collettiva: affinché il sacrificio di tanti non resti relegato solo ai libri, ma trovi finalmente spazio nella toponomastica e nei monumenti di una terra che ha il dovere civile di non dimenticare.

Valle Caudina Partigiani fucilati
Valle Caudina Partigiani fucilati

Segui Informazione Sei