La dignità e il piatto di lenticchie.
Tra poche settimane, a Cervinara i tabelloni elettorali ci restituiranno un’immagine che, per quanto ricorrente, non smette di generare un senso di vertigine etica. Vedremo nomi, volti e simboli intre...
Tra poche settimane, a Cervinara i tabelloni elettorali ci restituiranno un’immagine che, per quanto ricorrente, non smette di generare un senso di vertigine etica. Vedremo nomi, volti e simboli intrecciarsi in un abbraccio che, solo una legislatura fa, sarebbe parso contro natura. Avversari giurati che si davano degli "incapaci", "corrotti" o "traditori" si ritroveranno oggi a condividere la stessa lista, lo stesso palco e lo stesso destino elettorale. Cinque anni sono un battito di ciglia per la storia, ma un’eternità per chi vive di politica professionale. La metamorfosi a cui stiamo assistendo non è una naturale evoluzione del pensiero, ma una vera e propria amnesia strategica. Le ragioni addotte sono sempre nobili: "superare le divisioni per il bene superiore", "costruire un campo largo (o un centro unito)" o "arginare un pericolo peggiore". Ma dietro la cortina fumogena della retorica, la realtà è molto più prosaica. La legge elettorale e la riduzione del numero dei parlamentari hanno trasformato la politica in un gioco della sedia musicale: quando la musica si ferma, non importa chi hai accanto, l'importante è esserti seduto.
La Dignità e il Piatto di Lenticchie
La domanda che sorge spontanea è quella che tocca il nervo scoperto della nostra democrazia: che fine ha fatto la dignità politica? Esiste un confine, spesso invisibile ma invalicabile, oltre il quale il compromesso smette di essere "arte del possibile" e diventa svendita del sé. Quando l'obiettivo non è più l'attuazione di un programma, ma la garanzia di una rielezione o di un incarico (la classica "prebenda"), l'elettore viene declassato a mero spettatore di una compravendita di consensi. Se le idee sono intercambiabili come giacche in un camerino, il cittadino non vota più per un progetto, ma per un cartello elettorale destinato a sciogliersi il giorno dopo il voto. "Un uomo che non ha idee per le quali morire non è degno di vivere", diceva qualcuno. In politica, oggi, sembra valere l'esatto opposto: chi ha troppe idee (o troppa memoria) rischia di non arrivare alla fine del mese legislativo.