La crisi demografica svuota l'Italia: tre milioni di lavoratori in uscita entro il 2029

Il calo dei giovani e il pensionamento dei baby boomer minacciano la tenuta del sistema produttivo, previdenziale e sanitario nazionale.

A cura di Redazione
18 luglio 2026 07:14
Notizia verificata · Fonte: CGIA · Vedi fonti
La crisi demografica svuota l'Italia: tre milioni di lavoratori in uscita entro il 2029 -
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Tra il 2025 e il 2029, quasi 3 milioni di lavoratori italiani lasceranno definitivamente il proprio impiego per raggiunti limiti di età o anzianità contributiva. L'Ufficio studi della CGIA ha lanciato l'allarme evidenziando come la contrazione di 550 mila giovani tra i 15 e i 34 anni registrata nell'ultimo decennio renda questo ricambio generazionale un'emergenza nazionale. Il fenomeno, guidato dal pensionamento della generazione dei baby boomer, colpirà l'intero territorio ma si concentrerà soprattutto nel settore privato e nelle regioni economicamente più trainanti come Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto, dove trovare sostituti sta già diventando una missione impossibile per le piccole imprese.

Di fronte a questo scenario, l'immigrazione non può essere considerata una soluzione strutturale a lungo termine, ma rappresenta un tassello utile nel breve periodo a patto di investire sulla formazione. In linea con i princìpi del Piano Mattei, la strategia deve puntare su corsi di lingua e percorsi di qualificazione professionale da svolgersi direttamente nei Paesi d'origine degli extracomunitari. Alle imprese italiane spetterà poi il compito di garantire non solo contratti di lavoro stabili, ma anche un supporto concreto per l'accesso a soluzioni abitative dignitose e a prezzi accessibili, creando un percorso di integrazione che sia vantaggioso per il tessuto produttivo.

Oltre all'impatto immediato sulle aziende, l'invecchiamento della popolazione solleva forti dubbi sulla sostenibilità futura del sistema pensionistico. Le stime attuali indicano che la spesa previdenziale salirà dal 15,4 per cento attuale fino a un picco del 17 per cento nel 2040, per poi riassorbirsi sul lungo periodo. La vera urgenza riguarda piuttosto l'adeguatezza degli assegni futuri per i giovani di oggi, penalizzati da carriere frammentate e salari bassi. Per evitare pensioni di povertà, diventa prioritario introdurre nuove formule di risparmio previdenziale nominativo e volontario presso l'Inps, offrendo un'alternativa complementare a tutela della vecchiaia.

La sfida più complessa e onerosa per i conti pubblici potrebbe tuttavia spostarsi sul fronte della spesa sanitaria. Attualmente gli over 65 costituiscono un quarto della popolazione italiana ma assorbono già il 60 per cento delle risorse sanitarie, e la loro quota sul totale degli abitanti è destinata a salire al 35 per cento entro la metà del secolo. Questo trend provocherà un aumento automatico della spesa per l'assistenza e la non autosufficienza, una pressione che lo Stato potrà mitigare soltanto se sarà in grado di promuovere politiche efficaci per allungare l'aspettativa di vita in buona salute, che oggi si ferma a una media di soli 58,1 anni.

Fact Check

Prima della pubblicazione, la redazione ha verificato e consultato le fonti elencate di seguito per garantire l'accuratezza delle informazioni riportate.

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Verificato il: 18 luglio 2026

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