La Corte di cassazione annulla la condanna per l’omicidio di Vito Romito: dieci pentiti sono insufficienti.
La Suprema Corte, prima sezione penale, nonostante il Procuratore Generale avesse chiesto il rigetto del ricorso, in totale accoglimento della articolatissime ragioni giuridiche formulate dagli avvoca...
La Suprema Corte, prima sezione penale, nonostante il Procuratore Generale avesse chiesto il rigetto del ricorso, in totale accoglimento della articolatissime ragioni giuridiche formulate dagli avvocati Dario Vannetiello e Carlo Russo Frattasi, ha annullato la condanna ad anni 30 di reclusione inflitta a Boccassile Roberto per il delitto di omicidio di Romito Vito, avvenuto in Bari in data 30.11.2004. La sentenza di secondo grado fu emessa in data 03.07.2024 dalla Corte di assise di appello di Bari, la quale aveva confermato la pari condanna inflitta in data 07.09.2021 dal giudice dell’udienza preliminare presso il Tribunale del capoluogo pugliese. L’omicidio, avvenuto in pieno giorno, era aggravato dal metodo mafioso nonché dall’ aver agevolato il clan Capriati ed era stato ritenuto una vendetta rispetto all’ omicidio di Fanelli Antonio, reato quest’ultimo avvenuto solo tre giorni prima (27.11.2004) ed attribuito dall’accusa al clan Strisciuglio al quale apparteneva la vittima Romito Vito. L’annullamento ottenuto dalla difesa appare sorprendente in quanto la
Direzione Distrettuale Antimafia si reggeva su un numero impressionante di prove a carico di Boccassile. Infatti, agli otto collaboratori di giustizia (Pappagallo Giuseppe, Anaclerio Paolo Emanuele, Querini Nicola, Amore Arturo, Loiacono Marcello, Abbrescia Alessandro, Miccoli Michele, Valentino Giovanni), che erano stati posti a base della
condanna di primo grado, si erano aggiunti in appello a rafforzare la ipotesi accusatoria anche i “pentiti” Milella Domenico e Catalano Gianfranco. Ma la difesa con un lavoro certosino ha con successo evidenziato, da un lato, la inconciliabilità delle dichiarazioni dei pentiti con quelle rese dal testimone oculare della azione omicidiaria, dall’altro lato, la genericità di una parte significativa delle propalazioni accusatorie, oltre a mettere in discussione la ritualità della acquisizione delle prove avvenuta in appello. E così dovrà procedersi ad un nuovo giudizio innanzi a diversa sezione della Corte di assise di appello di Bari, seppur la decisione della Suprema Corte consente alla difesa di approntare una linea difensiva ancor più forte, in attesa di leggere le ragioni del clamoroso annullamento deciso dai giudici di legittimità.