La CEDU condanna l’Italia per la discarica di Sant’Arcangelo Trimonte
Le perdite di percolato e i rischi ambientali nel beneventano violano il diritto alla vita privata dei residenti. Pronta un'azione legale.
La Prima Sezione della Corte europea dei diritti dell’uomo ha depositato una storica sentenza nel caso Addonizio e altri contro Italia, condannando lo Stato italiano per i gravissimi rischi ambientali e le ripercussioni sulla salute derivanti dalla discarica di Sant’Arcangelo Trimonte, in provincia di Benevento. La controversia è stata promossa da oltre un centinaio di residenti, difesi dall’avvocato Francesco Angeloni e in gran parte uniti nel comitato CODISAM, i quali hanno dimostrato come l'impianto, realizzato e gestito durante il lungo stato di emergenza rifiuti in Campania, abbia causato instabilità idrogeologica, frane, perdite di percolato e contaminazione delle acque sotterranee, violando il loro diritto al rispetto della vita privata e della casa sancito dall’articolo 8 della Convenzione.
I giudici di Strasburgo hanno riconosciuto all’unanimità la responsabilità delle autorità nazionali, ritenendo che non siano state adottate le misure necessarie per garantire una tutela effettiva della popolazione di fronte a una minaccia ambientale concreta e prolungata. La sentenza sottolinea come nel comune campano sussistesse una situazione di grave rischio per la sicurezza che le istituzioni non hanno saputo contenere, rompendo il giusto equilibrio tra l'interesse generale della collettività e quello dei singoli residenti a non subire pregiudizi al proprio benessere. Gli esami condotti tra il 2023 e il 2024 hanno confermato la presenza di solfati, mercurio e manganese nelle acque sotterranee, mentre gli interventi di messa in sicurezza operativa sono risultati ancora incompleti e incagliati nella burocrazia.
Sotto il profilo dell’equa soddisfazione, la Corte europea ha stabilito che l'accertamento formale della violazione costituisca una sufficiente riparazione morale per i danni non patrimoniali patiti dalla comunità locale, disponendo inoltre il rimborso di 10.000 euro da parte dello Stato per le spese legali sostenute dai ricorrenti. Pur non avendo quantificato in forma individuale l'impatto specifico sulla salute di ogni singolo abitante, i giudici hanno certificato che la condotta omissiva dell'amministrazione pubblica ha esposto stabilmente l'intera area a un pericolo inaccettabile, legittimando le battaglie portate avanti negli ultimi decenni dal comitato cittadino.
Questa decisione apre ora la strada a una svolta determinante sul piano giudiziario interno. Nei prossimi giorni verrà definita la proposizione di un'azione civile ordinaria di responsabilità per lesione dei diritti fondamentali dinanzi al Tribunale competente, mirata a ottenere il risarcimento dei danni patiti. L'iniziativa legale non coinvolgerà soltanto la cittadinanza di Sant’Arcangelo Trimonte, ma sarà estesa anche ai residenti dei comuni limitrofi che per anni hanno convissuto con gli effetti nocivi e i pericoli derivanti dal sito d'accumulo dei rifiuti.