Indebolite misure anticorruzione: via libera alle bustarelle

Mentre il mondo corre veloce, l’Italia sembra aver innestato una pericolosa retromarcia. Il rapporto 2025 di Transparency International certifica un calo a 53 punti, confermando che l’onda lunga della...

10 febbraio 2026 17:07
Indebolite misure anticorruzione: via libera alle bustarelle -
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Mentre il mondo corre veloce, l’Italia sembra aver innestato una pericolosa retromarcia. Il rapporto 2025 di Transparency International certifica un calo a 53 punti, confermando che l’onda lunga della "rinascita" iniziata nel 2012 si è ufficialmente infranta. Per un Paese che ha ancora le cicatrici di Mani Pulite, questo non è solo un dato statistico: è un segnale di allerta rossa. Negli anni '90, la corruzione era fatta di valigette e contanti. Oggi, come denunciato anche dal presidente dell’ANAC Giuseppe Busia, il fenomeno è diventato più "liquido" e sofisticato. Non servono più i sacchi di banconote se puoi influenzare una norma, frammentare un appalto sotto soglia o scambiare incarichi prestigiosi tra controllori e controllati. Il rischio oggi è persino più subdolo rispetto a quello di Tangentopoli: all'epoca il sistema crollò perché il "pizzo" sui lavori pubblici era diventato un costo insostenibile per le imprese. Oggi il rischio è lo spreco sistemico, un cancro che divora le risorse proprio mentre il Paese sta gestendo la storica opportunità del PNRR.

Secondo gli analisti e i dati raccolti, l'Italia sta vivendo la "tempesta perfetta" per il ritorno del malaffare:

La depenalizzazione dell'abuso d'ufficio e l'indebolimento dei controlli preventivi hanno creato un senso di impunità. Senza la minaccia di sanzioni serie, il conflitto di interessi diventa la norma anziché l'eccezione.

Con miliardi di euro da inabissare entro il 2026, la fretta di spendere sta portando a un'esplosione di affidamenti diretti. Secondo l'ANAC, in alcuni settori il 98% degli appalti avviene senza gara competitiva: un banchetto irresistibile per chi sa come muoversi nell'ombra. Il report mondiale evidenzia come il calo della trasparenza sia legato a un minore spazio per la critica. Quando giornalismo d'inchiesta e associazionismo vengono limitati, la corruzione smette di avere "testimoni" scomodi.

Le stime sono agghiaccianti: la corruzione costa all'Italia circa 237 miliardi di euro l'anno, quasi il 13% del PIL. Sono soldi sottratti a ospedali, scuole e infrastrutture. È la tassa occulta che paghiamo per un sistema che preferisce l'amico dell'amico al professionista meritevole. L'Italia è al 52° posto globale, lontana anni luce dalla Danimarca (89 punti) e staccata dalla media europea (62). Se non vogliamo che il 2025 venga ricordato come l'anno dell'inizio di una "Tangentopoli 2.0", serve un cambio di rotta immediato. La trasparenza non è un lusso burocratico, ma l'unica assicurazione che abbiamo per non veder svanire nel nulla il futuro delle prossime generazioni.

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