Indagato per omicidio volontario il poliziotto che ha sparato al 28enne marocchino
In Italia torna al centro del dibattito la sicurezza e l'uso della forza dopo i drammatici eventi avvenuti ieri sera. Un controllo antidroga è terminato con la morte di un cittadino marocchino di 28...
In Italia torna al centro del dibattito la sicurezza e l'uso della forza dopo i drammatici eventi avvenuti ieri sera. Un controllo antidroga è terminato con la morte di un cittadino marocchino di 28 anni, Abderrahim Mansouri, colpito da un proiettile esploso da un poliziotto di 40 anni. Secondo le prime ricostruzioni degli inquirenti, l'agente si sarebbe trovato di fronte a una minaccia immediata: l'uomo avrebbe estratto una pistola puntandola contro la pattuglia. Solo successivamente, i rilievi hanno accertato che l'arma era un'arma a salve (priva del tappo rosso), un dettaglio che la vittima avrebbe utilizzato per intimidire gli agenti durante il tentativo di fuga. L'agente, interrogato in Questura, ha dichiarato di aver agito per paura: "Mi sono difeso". Tuttavia, la Procura di Milano ha iscritto il poliziotto nel registro degli indagati per omicidio volontario. L'iscrizione con questa ipotesi di reato — anziché per eccesso colposo di legittima difesa — ha riacceso istantaneamente le polemiche. Come spesso accade in questi frangenti, il mondo politico si è spaccato. Il fronte del sostegno: Il Ministro Matteo Salvini ha espresso vicinanza totale all'agente ("Sto con lui senza se e senza ma"), criticando implicitamente l'atto formale della magistratura. La linea istituzionale: Il Ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, ha chiesto di attendere l'esito delle indagini evitando "presunzioni di colpevolezza", sottolineando la difficoltà dei compiti quotidiani delle forze dell'ordine. Le critiche: Il Ministro degli Esteri Antonio Tajani ha richiamato al principio di proporzionalità: "Tra arrestare una persona e ucciderla c'è una bella differenza". In attesa che la giustizia faccia il suo corso, l'episodio di Milano riapre una ferita mai rimarginata sul delicato equilibrio tra sicurezza e diritto, tra la necessità di proteggere chi serve lo Stato e l'obbligo di garantire l'inviolabilità della vita. Resta, sul campo, il dramma di due vite spezzate: una dalla violenza, l'altra da un'indagine che segnerà per sempre la carriera e la vita di un servitore delle istituzioni.