Inchiesta sul Comune di Santa Maria a Vico, intercettazioni prive di consistenza indiziaria.

Sono uscite le motivazioni dell’annullamento dell’ordinanza nell’ambito della vicenda che ha visto alla fine dell’ottobre scorso l’operazione della Guardia di Finanza di Marcianise in Santa Maria a Vi...

11 dicembre 2025 11:11
Inchiesta sul Comune di Santa Maria a Vico, intercettazioni prive di consistenza indiziaria. -
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Sono uscite le motivazioni dell’annullamento dell’ordinanza nell’ambito della vicenda che ha visto alla fine dell’ottobre scorso l’operazione della Guardia di Finanza di Marcianise in Santa Maria a Vico, con la detenzione domiciliare del sindaco Pirozzi, del vicesindaco Veronica Biondo, dell’allora consigliere Giuseppe Nuzzo, dell’ex assessore Marcantonio Ferrara e l’ordinanza anche per i 2 pregiudicati, già detenuti per altro come Raffaele Piscitelli alias ‘o Cervinaro e Domenico Nuzzo alias Mimmariello e ‘o corto. Le accuse: scambio elettorale politico mafioso; induzione indebita a dare o promettere utilità; rilevazione e utilizzazione di segreti d’ufficio e favoreggiamento personale. Dopo l’applicazione della misura tutti i coinvolti, all’esito dell’udienza del tribunale del Riesame hanno ottenuto l’annullamento in toto dell’ordinanza cautelare e la conseguente liberazione, tranne i 2 ras detenuti per altre vicende. Il collegio giudicante del tribunale del Riesame composto dal presidente estensore Enrico Campoli e dai giudici Vito Maria Giorgio Purcaro e Maria Vittoria Foschini ha chiarito con una ordinanza di 21 pagine le ragioni dell’annullamento integrale dell’ordinanza del Gip di Napoli. Il dato che spicca in maniera rilevante sta nell’accoglimento nel merito delle tesi difensive, avendo il Tribunale partenopeo ritenuto che le intercettazioni telefoniche ed ambientali fossero pienamente utilizzabili ma tuttavia prive di consistenza indiziaria. In particolare, significativo il passaggio in cui si evidenzia – in adesione ai rilievi degli avvocati difensori- che la disamina dei colloqui captati faccia emergere, e con nettezza, l’assenza di ogni metodologia mafiosa in quanto i contatti vengono portati avanti in un clima che addirittura registra una contrapposizione tra i soggetti la cui intraneità al clan neppure è provata e gli amministratori indagati. L’assenza totale di metodologie mafiose e di contatti degni di rilievo probatorio depongono, secondo il Tribunale, per la insussistenza dei gravi indizi di colpevolezza in relazione ai delitti contestati, ed in particolare del reato di patto elettorale politico-mafioso, imponendosi l’annullamento del presidio cautelare restrittivo, né emergono profili di condotte amministrative deviate in epoca successiva al voto del 2020. Secondo il collegio del Riesame manca in atti un accertamento puntuale riguardo all’intraneità del Nuzzo e del Piscitelli in una consorteria mafiosa che abbia la qualità di statuire tale dato probatorio in relazione allo specifico spaccato temporale interessato dalla consultazione amministrativa. 

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