Il CSM di Airola chiude, pazienti e famiglie nel baratro
Cure interrotte e famiglie isolate: il dramma di chi resta senza un punto di riferimento sul territorio.
La chiusura improvvisa del Centro di Salute Mentale (CSM) di Airola ha scatenato un vero e proprio allarme sociale. Il trasferimento forzato del servizio a Puglianello, a circa 30 km di distanza, non è un semplice spostamento logistico, ma un muro insormontabile per chi vive nel disagio psichico. Tra deviazioni stradali e carenza di mezzi, raggiungere la nuova sede è diventata un'odissea che sta spingendo molti pazienti ad abbandonare le cure.
Storie di ordinaria disperazione
Le testimonianze raccolte sul campo descrivono un quadro drammatico:
L'anziana madre: Una donna di 86 anni, con un figlio schizofrenico, si dispera: "Come può arrivare a Puglianello? Questi sono pazzi, così le persone si destabilizzano".
Il caso giudiziario: Laura P. racconta del figlio agli arresti domiciliari che, dopo mesi, aveva ottenuto il permesso di andare dalla psicologa per tentare di fermare i suoi gesti autolesionistici. Con un'ora sola di permesso concessa dal giudice, il viaggio verso la nuova sede è impossibile: "È entrato nel panico, i farmaci da soli non bastano".
Nuovi esordi: Tre giovani con "esordio psicotico" erano attesi per la presa in carico; uno di loro ha già rinunciato appena saputo del trasferimento.
Un fallimento della territorialità
Il coordinatore del DSM, Paolo Cavalli, ha ordinato la chiusura della struttura di Airola definendola inadeguata, ma la soluzione appare paradossale: il personale è stato spostato in una sede, quella di Puglianello, che parrebbe priva di autorizzazione sanitaria.
Un CSM non è un banale ambulatorio: è un presidio di territorialità dove un'equipe di psichiatri, infermieri e riabilitatori programma la vita del paziente in sinergia con la famiglia e il tessuto sociale. Con 9.000 cartelle cliniche (di cui 120 casi gravissimi) e un centro diurno già sospeso per la mancata sostituzione di una terapista in gravidanza, il sistema è al collasso.
L'appello alla ASL: "Fate presto"
La Rete Sociale, attraverso la presidente Serena Romano, denuncia una profonda iniquità: chi non ha soldi o mezzi propri sta smettendo di curarsi.
"Il CSM è un luogo di accoglienza che non può essere traslocato dalla mattina alla sera. Chiediamo alla ASL di intervenire immediatamente: la mancanza di cure sta già producendo i suoi effetti devastanti. Bisogna agire prima dell'irreparabile."