Giustizia minorile, in Campania oltre 2mila giovani presi in carico.

I dati aggiornati al 31 agosto 2026 fotografano una situazione di forte pressione sui servizi penali minorili. A Nisida 67 giovani detenuti, sette hanno tra i 14 e i 15 anni.

17 settembre 2026 14:55
Giustizia minorile, in Campania oltre 2mila giovani presi in carico. -
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Sono oltre duemila i minorenni e giovani adulti presi in carico dai servizi dell'area penale esterna in Campania. È la fotografia, aggiornata al 31 agosto 2026, del sistema della giustizia minorile regionale, che evidenzia una forte sollecitazione operativa e una gestione sempre più complessa sul piano educativo e trattamentale.

Secondo i dati ufficiali del Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità, a Napoli risultano 1.734 minori e giovani adulti presi in carico, dei quali 586 per la prima volta nel corso del 2026. A Salerno sono invece 370 le persone seguite dai servizi, con 97 nuove prese in carico nel 2026. Complessivamente, dunque, il sistema dell'area penale esterna campano segue 2.104 persone.

Un quadro al quale si aggiunge il lavoro delle comunità private presenti sul territorio regionale. Al 31 agosto risultano 241 ragazzi presenti nelle strutture, con una presenza media giornaliera di 233,5 giovani. Nel corso dell'anno, il Centro per la Giustizia Minorile di Napoli ha registrato 172 collocamenti in comunità.

La situazione negli istituti penali minorili

La pressione riguarda anche il sistema detentivo. Al 31 agosto 2026, nei 20 Istituti penali per minorenni presenti in Italia risultavano complessivamente 572 giovani ristretti. Di questi, 48 hanno un'età compresa tra i 14 e i 15 anni.

A Nisida, uno dei principali poli della giustizia minorile italiana, sono 67 i giovani presenti, a fronte di una presenza media giornaliera di 71,1 e di 93 ingressi complessivi stabili registrati nel corso dell'anno.

Tra i detenuti dell'istituto napoletano, particolare attenzione desta il dato relativo ai più giovani: sette ragazzi tra i 14 e i 15 anni sono attualmente ristretti a Nisida.

Ad Airola risultano invece 21 presenti, con 16 ingressi complessivi registrati nel periodo considerato.

Il quadro campano comprende anche il Centro di prima accoglienza (CPA) di Napoli, che ha registrato 70 ingressi stabili nell'anno, e i Centri Diurni Polifunzionali (CDP) dell'area penale: sono 25 i ragazzi accolti a Nisida, 29 a Santa Maria Capua Vetere e 11 a Salerno.

Omicidi e tentati omicidi: il dato nazionale

A richiamare l'attenzione sulla complessità del fenomeno è il Garante dei diritti dei detenuti della Regione Campania, Samuele Ciambriello, che sottolinea in particolare i dati relativi alla fascia d'età più giovane e ai reati più gravi.

«I numeri dell'area penale minorile e dei giovani adulti in Campania impongono una profonda riflessione istituzionale e sociale – dichiara Ciambriello –. Sono 7 i ragazzi tra i 14 e i 15 anni detenuti a Nisida. Guardando ai dati nazionali, sono 17 i minorenni condannati per omicidio volontario e 58 per omicidio tentato ristretti negli IPM».

Numeri che restituiscono la complessità di un sistema chiamato a coniugare sicurezza, responsabilità e percorsi di reinserimento sociale.

«Non basta una risposta meramente sanzionatoria»

Secondo il Garante, l'analisi delle prese in carico e dei collocamenti evidenzia la necessità di rafforzare soprattutto la dimensione educativa e quella dell'inclusione sociale.

«Dall'analisi delle prese in carico e dei collocamenti emerge con chiarezza che, a fronte di una prevalenza di reati contro il patrimonio e la persona, la risposta non può essere ridotta a una logica meramente sanzionatoria o di custodia», sottolinea Ciambriello.

«Le strutture penitenziarie e le comunità del nostro territorio svolgono un lavoro fondamentale, ma necessitano di un potenziamento costante delle risorse e delle reti di supporto educativo, psicologico e d'inserimento lavorativo».

Per il Garante, il rafforzamento dei percorsi successivi e alternativi alla detenzione rappresenta anche uno strumento di prevenzione.

«Garantire ai giovani dell'area penale percorsi di recupero effettivi e reali significa fare prevenzione primaria per la sicurezza dell'intera comunità campana. Insieme alle Istituzioni regionali e locali, al Terzo Settore e al mondo della scuola e del lavoro, dobbiamo rafforzare l'area penale esterna e il sistema delle comunità educative», conclude Ciambriello.

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