Giustizia, il duro affondo di Policastro dopo il Referendum: "Riforma figlia della P2"
"Schiaffo al Guardasigilli: 'Faccia il suo dovere, non quello che ha fatto'. Il duro atto d'accusa contro una campagna elettorale che ha ferito lo Stato."
Le urne si sono chiuse, il "No" ha prevalso, ma il clima tra magistratura e politica resta tesissimo. A dare voce al malumore delle toghe è Aldo Policastro, Procuratore Generale presso la Corte d'Appello di Napoli, che ha commentato l'esito referendario con parole destinate a far discutere a lungo nei palazzi del potere.
Un richiamo al "Piano di Rinascita Democratica"
L’attacco più frontale di Policastro riguarda la genesi stessa della riforma proposta dal Governo. Senza giri di parole, il Procuratore ha tracciato una linea di continuità storica tra il progetto di revisione della giustizia e i controversi piani del passato:
"Il dato oggettivo e chiaro è che questa riforma la voleva Gelli con la P2 e poi Berlusconi. È un dato non discutibile, è un dato storico: questa riforma è figlia di quella storia."
Un’affermazione pesante che sposta il dibattito dal piano tecnico-giuridico a quello squisitamente politico-ideologico, evocando lo spettro del "Piano di rinascita democratica" della loggia massonica P2.
Lo strappo istituzionale
Oltre ai contenuti, Policastro ha espresso profonda preoccupazione per il metodo e il clima in cui si è svolta la campagna referendaria. Secondo il Procuratore, il confronto avrebbe superato i limiti della correttezza istituzionale, ignorando i moniti del Quirinale:
Mancanza di rispetto: Policastro sottolinea come il richiamo del Presidente della Repubblica alla collaborazione tra istituzioni sia rimasto inascoltato.
Danno alla democrazia: Per il PG di Napoli, l'abbassamento del livello dello scontro non ha colpito solo la magistratura, ma ha provocato una ferita "all’istituzione democratica nel suo complesso".
Efficienza subito: Nonostante le frizioni, il messaggio al Ministero della Giustizia è chiaro: la magistratura è pronta a lavorare da subito per un sistema più efficiente, ma chiede che il Guardasigilli "faccia quello che deve fare e non quello che ha fatto".
Uno sguardo al futuro
L'auspicio finale di Policastro è una profonda riflessione collettiva su come la dialettica politica abbia influenzato — e potenzialmente danneggiato — la percezione delle istituzioni democratiche del Paese. Resta ora da capire come il Ministero e il Governo risponderanno a queste critiche così esplicite, in un momento in cui il dialogo tra potere esecutivo e giudiziario sembra essere ai minimi storici.