Giallo di Pietracatella, gli inquirenti valutano l'ipotesi del duplice omicidio premeditato

Il giallo di Pietracatella: gli inquirenti valutano il duplice omicidio premeditato, mentre si attendono le analisi del Robert Koch Institute.

17 settembre 2026 18:17
Giallo di Pietracatella, gli inquirenti valutano l'ipotesi del duplice omicidio premeditato -
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Sul tavolo degli inquirenti ci sarebbero «elementi certi» che avrebbero portato a concentrare l'attenzione anche sull'ipotesi di un duplice omicidio premeditato. È quanto trapela da fonti qualificate nell'ambito dell'inchiesta sulla morte di Sara e Antonella Di Vita, mamma e figlia decedute a dicembre dopo un avvelenamento da ricina.

Indicazioni in questa direzione sarebbero arrivate, informalmente, anche dagli esperti tedeschi del Robert Koch Institute, in attesa delle relazioni ufficiali sulle analisi affidate agli specialisti di Berlino.

Resta da chiarire anche un altro aspetto centrale dell'indagine: la presenza della ricina sui reperti e sugli alimenti sequestrati nell'abitazione di Pietracatella. Dagli accertamenti sarebbero emersi elementi ritenuti anomali, ma per avere un quadro definitivo sarà necessario attendere le consulenze ufficiali degli esperti tedeschi.

L'avvocato di Gianni Di Vita: «Non escludere l'ipotesi di un incidente»

Sul fronte opposto, la difesa di Gianni Di Vita, padre e marito delle due vittime, invita a non escludere nessuna delle ipotesi investigative.

«Io credo che l'ipotesi dell'incidente debba essere valutata come tutte le altre ipotesi che sono in campo, senza escluderla», ha dichiarato all'ANSA l'avvocato Vittorino Facciolla.

Il legale richiama anche le parole di Carlo Locatelli, esperto del Centro Antiveleni Maugeri di Pavia, che a marzo aveva individuato la presenza della ricina nel sangue delle vittime, imprimendo una svolta alle indagini.

«Locatelli è un professionista di altissimo livello – ha spiegato Facciolla – e ha evidenziato la circostanza che nei sette casi precedenti l'avvelenamento è stato accidentale. Non esclude quindi un'altra pista, ma non poteva escludere neanche l'accidentalità».

Secondo il legale, l'ipotesi dell'incidente è stata presa in considerazione dalla difesa fin dalle prime fasi dell'inchiesta, anche sulla base delle valutazioni dei propri consulenti.

Facciolla sottolinea inoltre che i familiari delle vittime «non hanno mai escluso l'ipotesi dell'incidente» e guarda ora agli esiti degli accertamenti affidati al Robert Koch Institute.

A risultare determinante sarà, secondo la difesa, l'incrocio tra due serie di dati: le analisi sugli alimenti presenti nella casa di Pietracatella e repertati subito dopo i fatti e i risultati dei 131 prelievi effettuati a luglio.

«L'incrocio tra questi due dati – ha spiegato Facciolla – ci potrà confermare o escludere il veicolo che ha portato alla morte Sara e Antonella».

Riconvocato in questura l'infermiere che fece le flebo in casa

Intanto, sul fronte investigativo, ieri 16 settembre è stato nuovamente convocato in questura a Campobasso l'infermiere, amico della famiglia Di Vita, che aveva effettuato alcune flebo a Sara e Antonella nell'abitazione di Pietracatella.

L'uomo, arrivato negli uffici della Squadra Mobile poco prima delle 16, era già stato ascoltato più volte dagli investigatori.

La sua nuova convocazione arriva dopo gli interrogatori, nei giorni scorsi, di due cugine di Gianni Di Vita, Laura e Loredana, e della sua amica e professoressa Monia.

Gli accertamenti proseguono mentre gli investigatori attendono i risultati ufficiali delle analisi. Saranno soprattutto gli esiti delle consulenze scientifiche a contribuire a definire la dinamica dell'avvelenamento e a chiarire quale sia stata l'origine della ricina entrata in contatto con le vittime.

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