Fumo illegale in Italia: un business criminale da 1,2 miliardi di euro

Il report Logista-Ipsos 2025 lancia l'allarme: lo Stato perde 690 milioni di tasse e sono a rischio quasi seimila posti di lavoro.

A cura di Redazione
14 aprile 2026 11:31
Fumo illegale in Italia: un business criminale da 1,2 miliardi di euro -
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Il mercato illecito dei prodotti da fumo e da inalazione continua a rappresentare una sfida critica per l'economia italiana. Secondo gli ultimi dati del 2025 emersi dall'indagine realizzata da Logista e Ipsos, il valore complessivo di questo circuito illegale si attesta a circa 1,2 miliardi di euro, incidendo per il 4,8% sul mercato totale. Nonostante una crescita nel ricorso a canali di approvvigionamento non ufficiali, il fenomeno appare stabilizzato rispetto ai dati dell'anno precedente. Questo equilibrio è stato favorito dal parziale rientro delle sigarette elettroniche all'interno del perimetro della legalità, un segnale positivo che tuttavia non annulla le pesanti ricadute sistemiche.

Le conseguenze economiche per il Sistema Paese sono profonde e multidimensionali. Le perdite dirette per lo Stato ammontano a 690 milioni di euro, una cifra sottratta direttamente alle casse pubbliche. A questo dato si somma una contrazione del fatturato pari a 630 milioni di euro, con un impatto sociale preoccupante che mette a rischio circa 5.900 posti di lavoro. L'analisi delle modalità di acquisto rivela una netta distinzione tra le categorie merceologiche: se per il tabacco tradizionale prevalgono i canali fisici per circa due terzi delle transazioni, il mercato delle sigarette elettroniche vede l'illegalità correre principalmente sul web, con il 61% degli acquisti illeciti effettuati online.

Le prospettive future restano incerte a causa delle possibili variazioni normative a livello europeo. La ricerca stima infatti che l'applicazione degli aumenti previsti dalla Direttiva UE sulle accise potrebbe aggravare drasticamente lo scenario attuale. In tale eventualità, le perdite erariali potrebbero superare il miliardo di euro, trascinando con sé una crisi occupazionale capace di coinvolgere 6.400 lavoratori. Il legame tra pressione fiscale e contrabbando resta evidente nella percezione dei consumatori: circa un intervistato su dieci dichiara che sarebbe pronto a rivolgersi ai canali non ufficiali pur di ammortizzare i rincari previsti sui prodotti da fumo.

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